Ugo Spirito e la critica della democrazia [5]

Che il processo di erosione della democrazia, come è stata intesa dall’ideologia liberaldemocratica, sia un processo in atto, è dimostrato, per Ugo Spirito, dal concetto di piano o programma che si estende ad ogni attività umana, in ogni luogo e in ogni tempo. Non si può più vivere senza programmare, sia nella vita individuale che sociale, sia nelle democrazie individualistiche di stampo occidentale che nei regimi sovietici collettivistici. Il piano, infatti, presuppone una visione universale, totale della realtà che non può che comportare, alla lunga, la prevalenza del pubblico sul privato anche nei regimi cosiddetti democratici e la partecipazione di tutti come parti competenti del piano che si deve elaborare.

Un’altra conseguenza che il filosofo ritiene inevitabile è relativa al processo di decentramento della decisione politica che inevitabilmente tenderà a spostarsi nei molteplici centri di elaborazione dei piani di funzionamento e sviluppo della società. In altre parole, Spirito propone un governo di competenti nei diversi settori sociali in grado di programmare, con il relativo superamento della politica intesa come “ludo cartaceo” e selezione del personale attuato sulla base di clientelismi e opportunità che nulla hanno da spartire con la reale competenza nelle decisioni che occorre prendere. Soprattutto prevede la collaborazione nell’elaborazione del piano: pensare che ognuno possa elaborare un “suo” piano – di vita come di lavoro – e lasciare che la realtà lo armonizzi con quello degli altri è una sopravvivenza ideologica di un liberalismo ormai negato dai fatti. La storia procede con la sua logica inesorabile e i piani statali, anche dei Paesi occidentali, vanno potenziandosi e collegandosi, superando gli egoismi e i nazionalismi. Le imprese diventano multinazionali e il piccolo-medio artigianato è spinto sempre più al margine della vita economica.

Difficile dire se si tratti di giudizi di fatto o di valore per il filosofo aretino, ma è certo che egli si trovava a tracciare le linee di sviluppo del futuro sulla base dei processi del presente; in questo senso la sua riflessione può essere di grande utilità per individuare quei germi che hanno condotto certamente alla fine di ogni ipotesi “isolazionistica”, ma anche a produrre una melassa subculturale nella quale vanno perdendosi le distinzioni. Per usare una terminologia filosofica, il mondo ci presenta oggi un’unità indistinta e non un processo di unificazione che presuppone le distinzioni e le diversità da unificare. Per Ugo Spirito, è il criterio della competenza quello che può guidare l’inevitabile processo di unificazione del mondo, capace però di salvare le differenziazioni individuali e culturali.


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Editoriale

 

Pieni poteri e immagine

di Adriano Tilgher

Che tristezza questa Italia! Veramente deprimente.

Ligi agli ordini di partito? No! Timorosi che si possa tornare a votare quasi tutti i parlamentari di governo hanno votato contro i loro reali convincimenti, ammesso che ne abbiano qualcuno, per prorogare i poteri da stato di emergenza a Conte.

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La Spina nel Fianco

 

Veritas in Fabula

«Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tutto.»

George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair (1903 – 1950),  scrisse questa profetica realtà nel suo romanzo più famoso, “1984” dove l'attivista socialista, volontario nella guerra di spagna nelle fila del Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM) combattè contro altri "socialisti", quei volontari Italiani e Tedeschi che scelsero l'altro fronte, che in seguito divenne Asse, e fu sconfitto anche da quel regime tanto ostico ad Orwell e che farà da filo conduttore delle sue opere più famose, "1984" e "La fattoria degli animali".

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