Anno 2020

Le premesse non sono delle migliori. Il 2019 sta finendo nel peggiore dei modi.

Una sinistra, che di sinistra non ha più nulla, insieme all’armata brancaleone a cinque stelle sta portando l’Italia al patibolo, per un suicidio assistito, come tanto piace al modernismo buonista, nuova ideologia costruita dal criminal-liberismo, e servita fedelmente dalla nuova chiesa e dalle potentissime lobbie degli omosessuali e dei pedofili.

L’alternativa è una destra che, pur tra spinte vagamente sovraniste e populiste, continua ad essere affascinata dal mostro liberista di cui non intende liberarsi: ovvero un’alternativa poco credibile, buona forse solo per rallentare la corsa verso il baratro.

I giovani, poi, quelli che dovrebbero essere la speranza per il futuro, invece di aspirare ai valori fondamentali della virilità, gli uni, e della femminilità, le altre, unici valori fondanti delle società giuste ed equilibrate, si perdono in comode ed inutili battaglie per la pace ed il clima. Due falsi problemi che si possono debellare solo liberandosi dall’economicismo e dal liberismo e creando una società a dimensione umana, dove l’uomo e la donna, riacquistati i loro ruoli essenziali e complementari, sappiano costruire gli strumenti primari per la difesa e la crescita delle famiglie e delle comunità, che un tempo furono tribù e che oggi sono popoli.

A guardarsi intorno lo spettacolo è veramente devastante e devastato: lo stato  non esiste; la scuola non forma e non informa; la famiglia è in fuga; la religione cattolica presenta ministri del culto sempre meno consapevoli della propria fede e della missione; l’attività culturale è completamente asservita alle lobbie economiche e della subcultura modernista di matrice anglosassone; la virilità (nobile sostantivo di origine latina sintesi di equità e forza interiore) viene equiparata alla violenza, in particolare contro le donne ed i più deboli; la femminilità ,collegata al ruolo essenziale nella vita delle donne e delle comunità da essa generate, è relegata ad orpello di cui disfarsi; il lavoro, da anima della dignità dell’essere umano, è ridotto a schiavitù indifferenziata, sottopagata; lo stato sociale tende sempre più a condizione schiavistica… Potremmo continuare per ore.

Se poi consideriamo gli ultimi conati di protesta che si sono svolti in Italia mi verrebbe da piangere: i cortei per il clima e le “sardine”; guarda caso entrambi promossi, sponsorizzati ed esaltati dal sistema di potere e dai suoi organi, come se i guasti all’equilibrio climatico, ammesso, e non concesso, che siano realmente generati da errori umani, fossero determinati da noi e non dalle dissennate politiche liberiste e consumiste di lor signori. Ancora più ridicole le “sardine” che, ligie agli ordini del padrone, protestano contro sé stesse, contro il loro futuro a favore di un governo venduto che sta portando l’Italia al suicidio.

Non una persona in piazza per l’ILVA di Taranto ed i cittadini vittime di quella città; nessuna manifestazione di protesta per la fine ingloriosa dell’ALITALIA e del fiume di denaro sparito nei meandri di quella Compagnia che doveva essere di orgoglio nazionale. Su questi temi ci sarebbe voluta una rivolta popolare.

Eppure, nonostante tutto, io sono e resto ottimista, e penso che l’Italia si possa ancora salvare e con essa tutta l’Europa e tutto il mondo. Servono idee e persone disposte al sacrificio per quelle idee e noi abbiamo l’uno e l’altro. In più abbiamo la Natura dalla nostra parte, quella Natura che con i suoi anticorpi saprà mettere le proprie cose a posto. A quel punto serviranno le nostre idee precise e le nostre braccia. Al lavoro, il 2020 ci attende e ci darà tante soddisfazioni.


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Editoriale

 

Pieni poteri e immagine

di Adriano Tilgher

Che tristezza questa Italia! Veramente deprimente.

Ligi agli ordini di partito? No! Timorosi che si possa tornare a votare quasi tutti i parlamentari di governo hanno votato contro i loro reali convincimenti, ammesso che ne abbiano qualcuno, per prorogare i poteri da stato di emergenza a Conte.

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La Spina nel Fianco

 

Veritas in Fabula

«Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tutto.»

George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair (1903 – 1950),  scrisse questa profetica realtà nel suo romanzo più famoso, “1984” dove l'attivista socialista, volontario nella guerra di spagna nelle fila del Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM) combattè contro altri "socialisti", quei volontari Italiani e Tedeschi che scelsero l'altro fronte, che in seguito divenne Asse, e fu sconfitto anche da quel regime tanto ostico ad Orwell e che farà da filo conduttore delle sue opere più famose, "1984" e "La fattoria degli animali".

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