Scuola di Pensiero Forte [78]: dalla prova cosmologica alla vita cosmo-ordinata

Siamo davanti a quella che nella tradizione del pensiero occidentale è chiamata prova cosmologica, ovvero la dimostrazione dell’esistenza di Dio.

Ora, alla prova della ragione e a quella delle scienze, l’evidenza di un ente creatore è talmente cangiante che la negazione di essa si pone come un grave e colpevole atto di ignoranza. Non tratteremo in questa sede – non è quella opportuna – il riconoscimento religioso di Dio; è però importante essere approdati a questo punto della riflessione perché ci permette di porci davanti all’ordine cosmologico dell’esistenza con due punti chiari e fermi: 1) non ci siamo fatti da soli e la nostra esistenza trascende il nostro ego, a partire dalle relazioni orizzontali con i nostri simili e verticalmente con il divino; 2) lo studio di noi stessi e di tutto ciò che esiste richiede una “umiltà”, il rendersi conto che non si è capaci di comprendere e dominare ogni cosa, che ci sono realtà più grandi di noi e che non abbiamo il controllo su tutto.

In un certo senso, ritorniamo a quello stupor vitae che spesso leggiamo nei libri di storia per bambini, quando troviamo gli uomini antichi che davanti al fuoco che brucia, a una tempesta o alle stelle del cielo si interrogavano sui grandi misteri della vita e dell’universo. Quella medesima apertura all’infinito, alla immensità dell’esistenza e di quanto ci circonda, che viene riconosciuto a priori come bello e buono, poiché intimamente collegato al nostro essere, in comunicazione con noi, quasi in una simbiosi costante con tutto ciò che ci circonda. Di più, gustare il sublime ci manifesta la nostra specificità all’interno del mondo e del suo ordine: siamo noi, esseri umani, ad avere la capacità di pensarlo e comprenderlo, di ragionarlo e, quindi, il desiderio interiore trova il suo strumento per diventare azione. Siamo, insegna la teologia cristiana, capaci di Dio, di conoscerlo e di conoscere quanto ha creato.

Questa capacità che ci è propria ci richiama al nostro ruolo specifico nell’ordine cosmologico dell’universo, attribuendoci una dignità ontologica esclusiva. È da qui che l’umanità, sin dagli albori, ha stabilito delle leggi che discendono dalle Leggi supreme, volendo definire l’ordine della giustizia che permettesse la realizzazione del Bene comune per tutti. Il finalismo dell’ordine cosmologico è tale sia macroscopicamente, come possiamo dedurre dallo studio delle leggi fisiche e matematiche che governano la materia, sia nel nostro piccolo per la vita di ciascuno di noi.

Scoprire, riconoscere e comprendere le leggi che reggono l’universo e quelle che riguardano la nostra vita è come una necessità per realizzare in modo più pieno e completo il proprio progetto di vita, anzi possiamo ben dire che la conoscenza dei meccanismi dell’una o dell’altra realtà sono intercambiabili nella applicazione. Sotto questa prospettiva, la vita ci appare molto più scientifica di quello che talvolta sembra. Eppure, se ci pensiamo bene, già dalla comprensione dei meccanismi della logica, delle neuroscienze, la biologia del nostro corpo e poi le leggi fisico-matematiche che ci circondano, tutto è misteriosamente definito con una precisione perfetta, che è ipoteticamente studiabile.

Riprendendo i termini aristotelico-tomisti, delle cose noi possiamo avere una conoscenza non solo della materia ma anche della forma, sebbene questa richieda uno studio più complicato e probabilmente non accessibile a tutti. Ma la sostanza che informa il nostro corpo, l’essere che anima la vita umana e la vita del cosmo, quello a noi rimane un mistero, riuscendo solo vagamente a coglierne degli aspetti e delle sfaccettature.

Nel cammino dell’esistenza umana, la conoscenza cosmologica e lo studio del finalismo dell’universo devono motivarci a esplorare il fine ultimo della nostra vita personale. La società di oggi vive due estremi, tipici dello squilibrio che regna un po’ dappertutto: tutto è considerato come materialità fine a se stessa e priva di senso, oppure tutto è spiritualizzato a scapito della verità ragionata e definibile. Il mondo rifiuta la dimensione spirituale della vita, sia della persona che dell’universo lo ripetiamo, perché questa è più grande del mondo stesso, sfugge dal controllo e induce alla ricerca della verità di sé. Viviamo in un tempo in cui la società è decaduta al punto di innescare dei meccanismi di autodistruzione dell’anima umana, ormai funzionanti in maniera automatica, la cui missione è l’annientamento del senso di ogni cosa. Si mira a distruggere l’interno, con di pari passo l’esterno. Inquinamento, problemi climatici, migrazioni, crisi economiche, stravolgimenti sociali, guerre non sono altro che la conseguenza della malattia interiore degli esseri umani, del dominio del male nella vita singola e comunitaria. Certamente si tratta di problemi gravi e che richiedono azioni efficaci, ma la soluzione per ciò che è metafisicamente ordinato non sarà mai possibile agendo solo nell’ordine fisico dell’esistenza. I falsi profeti del benessere sociale, dell’ecologismo (cosa ben diversa dall’ecologia), del peace & love, dell’ordine mondialista e via dicendo sono veri e propri assassini del vero Bene e della vera Felicità, perché propongono di risolvere i mali dell’uomo con altri mali, camuffati da bene, ma in realtà vuoti completamente di Verità.


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Editoriale

 

Per una rivolta ideale

di Adriano Tilgher

Una notevole due giorni de “Il Pensiero Forte” a Montecatini Terme, sabato e domenica scorsi, sul tema “Per una Rivolta Ideale” con interventi stupendi di altissimo livello seguiti da un folto ed attento pubblico. Un importante sforzo organizzativo coronato da un meritato successo: quattro mezze giornate intense da cui siamo usciti tutti più consapevoli della dura battaglia che stiamo combattendo ma anche della ineludibile necessità di affrontare il confronto con le aberrazioni antiumane della società contemporanea.

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La Spina nel Fianco

 

Non è più tempo di eroi

Londra del 3 giugno 2017, tre uomini a bordo di un furgoncino Renault bianco noleggiato ad Harold Hill, hanno dapprima investito alcuni passanti che passeggiavano sul London Bridge per poi schiantarsi contro il Barrowboy and Banker Pub. I tre terroristi, usciti dalla vettura, hanno iniziato ad accoltellare i passanti. L'attentato causò 8 morti e 48 feriti, molti dei quali in gravi condizioni. La polizia diffonde un comunicato “Run, Hide, Tell”, cioè “corri, nasconditi e chiama”, un semplice cittadino, Roy Lerner, tifoso della squadra del Milwall, decide che non è il momento di fuggire, i terroristi indossavano (finte) cinture esplosive, sono scesi dal furgone urlando "lo facciamo per Allah", mentre probabilmente non avevano mai neppure letto il Corano, Roy gli si scaglierà contro, da solo, disarmato, al grido "sono del Milwall". Si beccherà numerose coltellate, che lo porteranno in ospedale.

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