L'odio buono e l'odio cattivo

Non si finisce mai di imparare nella vita. Dovevo superare i 70 anni per capire che l’odio e l’amore non sono una grande antitesi della vita, i motori della storia, l’essenza dell’armonia cosmica, qualcosa che è insito nella natura umana e le cui conseguenze, nell’interpretazione umana di entrambe, possono essere molto positive ma anche tanto negative.

La politica, o meglio, la politichetta di oggi banalizza tutto e cerca di sfruttare per bassi inconfessabili fini anche la potenza motrice dell’odio adeguandolo a squallidi interessi per cui scopriamo che c’è l’odio buono e l’odio cattivo, quello che va analizzato, debellato, esecrato, punito e quello che deve essere capito, giustificato, coltivato, osannato.

Eppure nella mia vita non ho mai odiato nessuno nemmeno coloro che mi hanno riversato montagne di odio e di veleno, io li ritenevo dei poveri idioti vittime degli insegnamenti antiumani della società di tipo anglosassone che si stava imponendo grazie ad una guerra vinta e al tradimento della nuova classe dirigente italiana.

Invece sbagliavo!

Infatti non capivo perché quando venivo insultato, aggredito, addirittura mi si augurava di finire appeso per i piedi a Piazzale Loreto, ovviamente da morto (cosa che, lo confesso, mi avrebbe fatto molto onore), nessuno protestava, nessuno veniva indagato, nessuno si indignava. Ora finalmente lo capisco, quelli che facevano queste cose erano animati da “odio buono”.

Allo stesso modo capisco, solo tardi purtroppo, che quelli che fischiano un calciatore della squadra avversa che tira un rigore, se il calciatore è dello stesso colore si tratta di “odio buono”, se invece è di colore diverso c’è “odio cattivo” e va punito.

L’odio non è di per sé buono o cattivo, sono le azioni degli uomini che possono essere buone o cattive, ma comunque è assurdo ricercare nel tipo di odio la giustificazione o la condanna delle azioni.

Pertanto la istituenda Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di istigazione all’odio e alla violenza votata dal Senato contrasterà anche quel collaboratore de La Repubblica che ha scritto su twitter che i fascisti devono tutti essere appesi per i piedi, stigmatizzerà l’odio che i non meglio definiti antifascisti vomitano quotidianamente sui giornali, sui social e sui muri? Cercherà di condannare tutti coloro che fischiano i calciatori che tirano un rigore o solo alcuni?

Il criterio di giudizio sarà “l’odio buono o l’odio cattivo” o questa commissione è soltanto un subdolo strumento per tentare di incastrare su falsi problemi le minoranze parlamentari?

Io ai miei venti anni mi sentivo fascista perché la scuola di mistica mi aveva insegnato che il Fascismo è uno stile di vita e che il Fascista è coraggioso, onesto e leale, ha il senso della comunità e lo spirito di solidarietà ed è disposto a rischiare la vita per queste sue idee.

Certo, oggi che viviamo in una società dove vengono mitizzati viltà, disonestà e slealtà (basti pensare ai “sta sereno” di Renzi), dove la comunità e l’identità vengono distrutte, dove la solidarietà si manifesta solo verso le associazioni che dicono di aiutare i lontani e non siamo capaci neanche di scambiare un semplice saluto con i vicini, quei valori è giusto che siano odiati. Di “odio buono” ovviamente.

Ridicolo, certo, ma anche tanto triste e tanto drammatico. Fortuna che l’Umanità quella non plagiata, non destrutturata reagisce spontaneamente e si è rotta le tasche di queste falsità ed ipocrisie.


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Editoriale

 

Per una rivolta ideale

di Adriano Tilgher

Una notevole due giorni de “Il Pensiero Forte” a Montecatini Terme, sabato e domenica scorsi, sul tema “Per una Rivolta Ideale” con interventi stupendi di altissimo livello seguiti da un folto ed attento pubblico. Un importante sforzo organizzativo coronato da un meritato successo: quattro mezze giornate intense da cui siamo usciti tutti più consapevoli della dura battaglia che stiamo combattendo ma anche della ineludibile necessità di affrontare il confronto con le aberrazioni antiumane della società contemporanea.

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La Spina nel Fianco

 

Non è più tempo di eroi

Londra del 3 giugno 2017, tre uomini a bordo di un furgoncino Renault bianco noleggiato ad Harold Hill, hanno dapprima investito alcuni passanti che passeggiavano sul London Bridge per poi schiantarsi contro il Barrowboy and Banker Pub. I tre terroristi, usciti dalla vettura, hanno iniziato ad accoltellare i passanti. L'attentato causò 8 morti e 48 feriti, molti dei quali in gravi condizioni. La polizia diffonde un comunicato “Run, Hide, Tell”, cioè “corri, nasconditi e chiama”, un semplice cittadino, Roy Lerner, tifoso della squadra del Milwall, decide che non è il momento di fuggire, i terroristi indossavano (finte) cinture esplosive, sono scesi dal furgone urlando "lo facciamo per Allah", mentre probabilmente non avevano mai neppure letto il Corano, Roy gli si scaglierà contro, da solo, disarmato, al grido "sono del Milwall". Si beccherà numerose coltellate, che lo porteranno in ospedale.

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