Scuola di Pensiero Forte [75]: cercare la verità del mondo, la base cosmologica (2)

Il principio attivo ed immanente dell’essere consente a San Tommaso di capire il cosmo in una maniera metafisica. Cerchiamo di chiarire quali sono le linee fondamentali della “nuova” comprensione cosmologica.

L’essere è l’atto originario, la sorgente di ogni forma di realtà, la prima attualità di ogni cosa. Ma l’essere non si manifesta nel mondo come puro e semplice, bensì esso è composto, articolato, nascosto tra le forme che sono. L’essere del molteplice convive con il non-essere, il quale non è tanto il nulla, quanto la “divisione primitiva” e di conseguenza l’opposizione tra i molti. Dunque l’essere in una filosofia basata sull’esperienza, come il realismo mediato, non si manifesta in un primo momento come atto diffuso all’infinito, il che contraddice il principio aristotelico della sostanza individuale come “luogo” del reale, ma appare nel molteplice, un molteplice trascendentale e non meramente numerico.

Pur essendoci i “molti” divisi o separati tra loro, bisogna prendere atto che ciascuno di essi è un certo ente e come tale non è diviso, dal momento che la divisione dell’essere produce il molteplice finito, mentre la sua indivisione costituisce il trascendentale che non è che una figura dell’ente. Siamo così arrivati alla prima condizione metafisica dell’esistenza del cosmo: la molteplicità come divisione dell’essere nella distinzione di unità ontologicamente indivise. La moltitudine per San Tommaso è «id quod est[1] ex unis, quorum unus non est alterum»[2] , ciò che è costituito da unità di cui una non è l’altra.

Gli elementi plurali saranno sempre fra di loro ricollegati in qualche modo, il che riconquista per il molteplice una certa unità, dunque un modo di essere. Il molteplice unificato attraverso l’ordine, che è relazione, è ciò che denominiamo insieme oppure composto. Gli “uni” dell’insieme o composto, dal canto loro, ne sono gli elementi o parti; l’insieme di queste parti, infine, se non manca nessuna di quelle che devono esserci, costituisce ciò che chiamiamo tutto, che è completezza.

Ci avviciniamo sempre più alla nozione tomista di cosmo. Per chi ha studiato un po’ di Filosofia, la dialettica platonico-aristotelica dell’uno e del molteplice si agita dietro queste precisazioni. In San Tommaso essa si apre al piano metafisico, sotto la guida del primato dell’essere.

Notiamo i passi compiuti finora nella strada di Tommaso per arrivare alla comprensione trascendentale del cosmo:

  1. a) momento iniziale: l’ente, fonte assoluta di intelligibilità (o, se si vuole, di pre-intelligibilità, nel senso che ogni cosa si comprende in quanto ricondotta alla luce originaria dell’essere dell’ente);
  2. b) manifestazione della divisione originaria: l’ente è molteplice, cioè esistono molti enti, ciascuno dei quali non è l’altro;
  3. c) ulteriore comprensione dell’ente come “uno tra i molti”: uno è l’ente in quanto indiviso, eppur diviso dagli altri;
  4. d) risalita al molteplice, non già come diviso ma come uno, attraverso l’ordine o il complesso delle relazioni tra gli uni.

A questo punto l’analisi subisce una biforcazione, perché un singolo ente nel mondo si manifesta sempre come un composto di parti, e al contempo fa parte di un ordine più ampio. La storia della fisica dimostra questo fatto: una volta che l’analitica materiale arriva ad atomi o particelle ritenute elementari, un po’ più tardi queste appaiono come ulteriormente composte; e ogni volta che la sintesi arriva alla totalità del cosmo, tale totalità si profila ipoteticamente come parte di una totalità più ampia ancora.

Secondo San Tommaso, l’unità sostanziale è un uno in assoluto e insieme una molteplicità relativa[3] , cosicché l’uno in questo caso si deve dire composto di parti, ovvero una sintesi di elementi. Invece la riunione di una pluralità di enti sostanziali o sussistenti viene denominata da Tommaso ordine, il quale è molteplice in assoluto ed uno in maniera relativa[4]. In entrambi i casi, quando gli elementi integranti sia il composto che l’ordine sono presenti in modo sufficientemente completo cioè senza privazioni corruttive, si può parlare di tutto o di totalità[5].

Si noti il duplice movimento del pensiero, cioè l’analisi e la sintesi, movimento che prima individua le parti e le distingue (analisi) e poi le ricongiunge per considerarne il risultato (sintesi).

Il cosmo in San Tommaso sarebbe, di conseguenza, l’ultima totalità ordinata tra gli enti, cioè l’ultimo ordo ordinum, un ordine di ordini contrassegnato dalla partecipazione nell’essere[6]. In altre parole, l’universo tomista appare come l’ultima e più abbracciante unità di ordine del creato nella prospettiva dell’Uno trascendentale[7].

 

 

 

[1] Ens significa “id quod est”, ovvero un soggetto (“id”) con un’essenza determinata (“quod”) che è (“est”). È quindi un termine analogo al termine “oggetto” usato anche nella logica contemporanea, che può dirsi di ogni cosa, sia questa un ente naturale (un individuo, una proprietà di individuo) o un ente di ragione (una proposizione, un termine, un pensiero). In questo senso è corretto affermare “Socrate è un ente” o “il bianco è un ente” oppure “la chimera è un ente” (è infatti un ente di ragione), così come “il termine ‘Socrate’ è un ente” o anche “l’enunciato ‘Socrate è un ente’ è un ente”. Tutto ciò per dire che “ente” è un termine trascendentale, dato che tra-scende tutte le categorie ontologiche (sostanza/accidente, ente nautrale/di ragione ecc…).

[2] Cfr. San Tommaso d’Aquino, In I Sent., d. 24, q. 1, a. 3; cfr. De Pot., q. 9, a. 7.

[3] Cfr. S. Th., I-II, q. 17, a. 4

[4] Cfr. ibid, e La filosofia del cosmo in Tommaso d’Aquino, cit., pp. 109-118.

[5] Cfr. In III Phys., lect. 11. Il tutto significa la totalità come forma o struttura qualitativa che organizza le parti; l’uso di tutto al plurale indica la pluralità numerica, meramente quantitativa, degli elementi (cfr. In V Metaph., lect. 8; In I de Coelo, lect. 2). In latino il tutto in senso qualitativo è il totum, mentre le totalità numeriche vengono dette omnes. Analoga differenza tra hólon e pân in greco, tra Ganz e alles in tedesco, tra whole e all in inglese.

[6] San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I, q. 47, a. 3, e III, q. 4, a. 1, ad 4; C. G., II, 39; Quodl., VI, q. 11, a. un.; De Pot., q. 3, a. 16, ad 2.

[7] Questa conclusione, come pure le altre considerazioni che proponiamo qui, è il risultato delle nostre riflessioni sui testi tomisti. In quanto tali le assumiamo senza pretendere di addebitarli a San Tommaso, anche se le riteniamo fedeli alla sua metafisica. Non si svolge in questa sede un lavoro di pura esegesi tomistica: intendiamo elevarci al piano speculativo con l’aiuto dell’opera di San Tommaso.


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