Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Egr. Presidente,

nel farLe gli auguri per l’odierno Ferragosto, non posso esimermi dall’esprimerLe la mia solidarietà per le difficili scelte che sono nelle Sue mani.

L’Italia è in un momento critico della sua storia e del suo cammino, è sulla soglia di una definitiva decomposizione che sarebbe nefasta non solo per il popolo italiano, ma per l’indispensabile costruzione dell’Europa e di un suo popolo.

Il popolo italiano, di cui Ella, in questo momento, è il primo ed il più importante rappresentante, ha dimostrato, anche se in modo scomposto e senza una visione preordinata, di voler cambiare e di desiderare delle scelte in controtendenza rispetto alla volontà precostituita sia del ceto politico, sia dei manipolatori di massa, quali sono i vari controllori dei “media” e dei “social”.

Nulla di razionale in tutto questo, solo istinto, puro istinto. Ma, se vogliamo credere nelle enormi capacità intuitive e creative del nostro popolo – come ci insegna la storia – non possiamo non tener conto di quanto emerge dalla pancia profonda degli Italiani, capirne ed interpretarne al meglio le indicazioni, liberi dai condizionamenti che vengono da più parti, come Lei, per il ruolo che occupa, sa meglio di me.

Io non credo nella democrazia di facciata, quale quella in cui viviamo oggi; credo profondamente nel diritto/dovere di tutti di partecipare concretamente alla vita politica e sociale della nostra amata Nazione ed il popolo italiano pare disperatamente proteso verso la ricerca di soluzioni in tal senso, che nessuno prospetta concretamente.

Gli Italiani sono riusciti, dall’epoca di “mani pulite” in poi, a modificare più volte, solo con il loro voto, il nostro panorama politico e a vanificare le astiose e talvolta violente contrapposizioni che ci hanno sempre contraddistinto.

Da qualche tempo a questa parte in Italia le elezioni vengono vinte da partiti che, per lo meno a parole, parlano di superamento dell’antitesi destra/sinistra e di non riconoscersi nelle contrapposizioni delle ideologie del passato.

La  molla che ha fatto scatenare questo fatto nuovo, nonostante il perpetuarsi, da parte dei rimasugli trasformati della vecchia partitocrazia, di proposizioni discriminatorie e tendenti a fomentare odi e contrasti ormai superati dai tempi, è quel malessere diffuso che serpeggia il tutti noi.

Lei, da buon cattolico, sa benissimo che il malessere non è solo economico, ma è soprattutto etico, sociale, esistenziale per l’assoluta mancanza di riferimenti certi, di qualsiasi genere, nella società in cui viviamo, soprattutto nel mondo occidentale.

Tutto il resto, leggi di bilancio, Europa, debito pubblico, PIL ecc. sono successivi alla ricostruzione interiore di un popolo.

Qua innesto il mio appello, non presti il fianco ai giochi di palazzo, non consenta la sopravvivenza di ciò che il popolo italiano, a larga maggioranza, ha manifestato di non volere più e, una volta espletate tutte le procedure che la legge Le impone, rimetta la decisione nelle mani del popolo, che in più occasioni ha dimostrato di avere molta più sapienza dell’attuale classe politica.

La ringrazio per la Sua attenzione e La saluto con deferenza.


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Editoriale

 

La cultura dell’odio

di Adriano Tilgher

Ieri e oggi ho incontrato, separatamente, due signore, una relativamente giovane, l’altra relativamente anziana ed entrambe hanno usato una frase priva di qualsiasi significato, ma che è diventata un ritornello sistematicamente ripetuto dai diffusori del pensiero unico globale: “Io sono contro la cultura dell’odio”.

In Italia hanno addirittura fatto una legge in tal senso. Ma cosa significa la cultura dell’odio? Chi è che coltiva l’odio? Ma soprattutto chi può sostenere che in vita sua non ha mai odiato?

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La Spina nel Fianco

 

Beat Generation

La settimana scorsa abbiamo parlato a margine del nostro articolo Helter Skelter della paranoia di Charles Manson riguardo alle simbologie Naziste, in articoli precedenti, della vicinanza della cosiddetta Beat Generation a scrittori come Ezra Pound, o ad esperienze artistiche come il futurismo, semplici note ai margini della storia, questo è evidente, ma si può parlare di una fascinazione della Beat Generation Statunitense ad un certo linguaggio e/o ad una certa simbologia ? Nel 1967 Jean-Louis Kerouac, meglio noto come Jack Kerouac, considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del XX secolo, nonché padre del movimento "beat", che con i scritti esplicitò le idee di liberazione, ad un incontro presentò una sorta di programma politico culturale per la Beat Generation...

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