Si può crescere

Il problema è che bisogna avere le idee chiare su ciò che si vuole realmente.

Il PIL non cresce, il lavoro neanche, la produzione nemmeno e via di questo passo, ma nessuno sa trovare soluzione a questi problemi. C’è chi dice che servono investimenti, c’è chi propone riforme strutturali, chi cerca un più rigido controllo della spesa pubblica  e via di questo passo. Tutte proposte palliative che, nel breve periodo, potrebbero anche dare l’illusione di una crescita salvo a tornare peggio di prima.

La risposta ci viene da un piccolo paese dell’Appenino Emiliano, Bobbio, dove un imprenditore serio, un’amministrazione attenta e una comunità coesa hanno creato un fenomeno in controtendenza rispetto ai dati nazionali ed europei: un notevole sviluppo delle nascite.

Cosa c’entra, potrebbe chiedere un dotto da tastiera o un preparato economista liberista?

C’entra, c’entra. Esisteva un tempo in cui l’uomo, smarcato dai principi economicisti della società liberista, aveva un valore, i figli erano ricchezza e non fonte di spesa, come nella società dei consumi.

La ricchezza era data dalle braccia, dai cervelli, dai numeri, dalla capacità di produrre e di consumare.

Mettere al mondo dei figli rappresentava di per sé ricchezza, non solo per la gioia e la forza che ti dà il mistero della procreazione, ma per tutte le implicazioni che ne derivano.

Quindi, se seriamente vogliamo parlare di crescita, dobbiamo veramente mettere in condizioni i nostri giovani di mettere su famiglia e soprattutto di procreare.

A Bobbio, un imprenditore legato alla propria comunità, non ha voluto delocalizzare la fabbrica, anzi ha inteso dare ai propri lavoratori, con l’aiuto della parrocchia e delle istituzioni locali un asilo nido per i propri dipendenti che hanno potuto, senza patemi e preoccupazioni per il futuro, mettere al mondo dei figli.

Se al posto del singolo imprenditore ci fosse la comunità nazionale coesa e solidale, se al posto delle piccole istituzioni locali ci fosse uno Stato organizzato ed efficiente, se al posto della parrocchia ci fosse il concorso di tutte le forze sociali ed etiche della nazione, l’esperimento potrebbe riflettersi su scala nazionale.

L’importante crescita demografica, farebbe sicuramente aumentare il PIL, il lavoro, la produzione, i consumi. Insomma ci sarebbe una vera crescita in tutti i settori che contano.

Certo dovremmo invertire interamente tutti i disvalori di cui ci hanno riempito la testa in questi decenni, dovremmo tornare a credere nell’identità e non nel mercato, nella comunità e non nelle società d’affari, nella socialità e non nello sfruttamento usurario, nel lavoro come funzione sociale e non come costo di produzione. Insomma dovremmo mollare il credo liberista e globalizzato e riprendere a credere nell’uomo e nelle sue capacità culturali, sociali e creative.

Si può crescere, si deve crescere ma si deve uscire dalla società dello sfruttamento e della sopraffazione, dove ognuno sappia dove andare e perché, e dove tutti concorrano alla crescita della comunità intera, con autentica partecipazione.

Chi si oppone a tutto questo? I signori della moneta, gli usurai della finanza apolide, i nemici del diritto naturale, i nemici dell’uomo, gli adoratori del denaro e del mercato.

Liberiamocene.


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Editoriale

 

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