La rivoluzione conservatrice di Adriano Romualdi

Tra i tanti studi della sua breve e feconda esistenza, Adriano Romualdi ne dedicò uno particolarmente empatico alla Rivoluzione Conservatrice tedesca, mondo che a lui era caro anche per questioni famigliari.

La conoscenza della lingua tedesca permette a Romualdi di penetrare con la solita lucida analisi in un ambito molto variegato e niente affatto alieno da posizioni anche diverse, benché caratterizzato da un comune denominatore: la critica alla debole e corruttrice democrazia di Weimar condotta a partire dai valori del combattentismo che si riconnettono al neoromanticismo d’età guglielmina e si proiettano verso quello che Moeller van den Bruck chiamava il Terzo Reich.

La tradizione a cui si riconnette la Rivoluzione Conservatrice non evoca precise forme politiche del passato, ma a tendenze in genere antiegualitarie e rivoluzionarie. Per il giovane intellettuale della destra radicale, non si tratta di esplorare un’ideologia tedesca, ma di esaminare una risposta europea alla crisi della Kultur, all’atomizzazione liberale cui contrappone l’organicità di una comunità di popolo. La Rivoluzione Conservatrice è il breve tratto di una reazione che parte dalla critica alla rivoluzione francese, rimasta sottotraccia nella cultura europea; lo stesso parlare di una tendenza tedesca è solo una convenzione, rappresentando l’Europa un’unità di cultura. L’affermazione in Germania delle tendenze rappresentate dalla Rivoluzione Conservatrice nasce da una transizione all’industrialismo organizzata e guidata da un’aristocrazia che aveva mantenuto le leve del potere e che, con i suoi valori e ideali, costituiva un magnete capace di attrarre la stessa borghesia. L’esatto contrario di quanto l’industrialismo aveva provocato in Inghilterra e Francia in cui, invece, furono gli ideali e i valori borghesi ad attrarre i ceti aristocratici.

In Germania si realizzò così una militarizzazione della società, da intendersi, chiarisce Romualdi, non come creazione di una generalizzata atmosfera da caserma, quanto come riconoscimento di valori superiori ai propri interessi particolari ed egoistici. Un modello, questo, che si trasferisce anche in fabbrica nel rapporto feudale di lealtà e fiducia tra imprenditore e lavoratori; rapporto feudale che non a caso era un modello nato nel Sacro Romano Impero germanico.

La Rivoluzione Conservatrice, nella lettura romualdiana, si manifesta come volontà di inserire le masse mobilitate dall’età industriale educandole al culto dei valori militari, anti-individualistici, solidaristici, che sono un retaggio dell’età pre-borghese.


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Editoriale

 

I sintomi e la malattia

di Adriano Tilgher

Non sono un medico ma, fra le cose che mi ha insegnato l’esperienza, so che i sintomi servono a capire qual è la malattia che li ha generati e che colpire i sintomi non vuol dire combattere la malattia. Ora, tornando sul piano politico, la questione Sea Watch, il problema immigrazione, l’incapacità, o meglio, l’impossibilità di una ripresa economica, la denatalità e il conseguente invecchiamento della popolazione, il costo e la mancanza del lavoro, la crisi della famiglia, il pressoché totale disinteresse verso la nazione e la solidarietà di popolo, l’assoluto distacco dei giovani dalle ragioni della crisi, la mancata difesa in tutti i settori degli interessi del popolo italiano sono solo alcuni dei sintomi della grave malattia che ha colpito l’Italia, e in generale tutta la società.

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La Spina nel Fianco

 

Nicola Bombacci; un esempio rivoluzionario

Non me ne voglia l'amico Andrea, se per una volta la spina nel fianco si sovrappone ad altra seguitissima rubrica del nostro giornale, quel Exemplis Vitae che ci racconta periodicamente vita e morte di quei personaggi della storia del "Pensiero Forte" da conoscere o riscoprire, ma se un Pensiero Forte deve essere istillato nella mente dei lettori, non può essere fatto senza parlare di Nicola Bombacci, detto Nicolino,  nacque a Civitella di Romagna, in provincia di Forlì, il 24 ottobre 1879, dopo i primi studi, fu iscritto al seminario di Forlì,  si allontanerà nel 1900 per frequentare la Regia Scuola Normale di Forlimpopoli, dove si diploma maestro, in  ritardo sui suoi coetanei, ma in contemporanea con un amico di 4 anni più giovane, Benito Mussolini. Nel 1905 si sposa, comincia una peregrinazione come insegnante per le campagne Emiliano Romagnole, è in queste peregrinazioni che avviene la sua conversione al socialismo.

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