Domenica si vota

Domenica dovremmo andare a votare. Per chi, per cosa? Per l’Europa rispondono i più.

Ma, è vero? Esiste veramente un’Europa per cui andare a votare?

Noi pensiamo di no, pensiamo che l’Europa non esista e che quello che ci propinano come Europa è soltanto un sistema economico finanziario teso a debellare i valori storici e culturali che hanno fatto grande l’Europa. Allora ha un senso andare a votare?

Probabilmente no.

Come, no? Dovremmo restare fuori dallo scontro epocale tra sovranisti e antisovranisti?

Intanto nessuno ci spiega cosa sia il sovranismo, se non con la vuota formula che bisogna riprendere la propria sovranità, in special modo quella monetaria, per risollevare le sorti dell’Europa. Una formula che è una contraddizione in termini infatti creare l’Europa vuol dire delegare parte della sovranità dei singoli popoli europei al complessivo popolo europeo.

Soprattutto, però, nessuno ci spiega come si intenda costruire l’Europa, che tipo di Europa costruire, con quali formule politiche e quale coinvolgimento dei popoli europei bisogna realizzare per far sì che l’Europa diventi un’emanazione dei popoli che la compongono e non di lobbies o banche o potentati economici.

Tutti, tranne qualche formazione fortemente minoritaria, si affrettano a sostenere che non bisogna uscire dall’Unione Europea (UE) ma che bisogna modificarne i parametri.

Probabilmente, e me ne convinco sempre più, sarebbe molto difficile, per nazioni come l’Italia, condotta da incompetenti e piena di politici e dirigenti corrotti e venduti, uscire dalla UE senza rimanere fagocitata e distrutta da potentati economici disposti a tutto pur di comprarsi la più bella e ricca nazione del mondo.

Sembrerebbe una “impasse”, difficile da superare: restare nella UE vuol dire rinunciare all’Europa, uscire dalla UE potrebbe significare la fine di un popolo con la sua storia e la sua cultura millenaria.

La soluzione potrebbe essere puntare celermente alla costruzione di un’Europa politica con organi eletti dal popolo e, nelle more dell’individuazione dei confini tra la sovranità europea e le singole sovranità nazionali e la costruzione delle istituzioni europee, creare all’interno del parlamento della UE dei gruppi di controllo che pongano sotto tutela politica la BCE e tutti gli altri organismi tecnici che tanti danni hanno portato ad alcune nazioni europee.

Ma qualche parte politica ha manifestato intenzioni concrete di costruzione reale di un’Europa di qualsiasi tipo? Esiste un progetto preciso di Europa e del come arrivarci? Io, ma sarà mia ignoranza, non l’ho letto da nessuna parte, né lo ho sentito dire da nessuno.

Allora la conclusione logica sarebbe di astenersi dal voto domenica prossima.

Rimane però una questione interna tutta nazionale da analizzare ovvero quale sarà l’impatto del voto sulla situazione attuale in Italia.

In questi giorni stiamo assistendo ad un attacco massiccio alla Lega da parte di tutti i partiti compresi gli alleati del 5 Stelle. La cosa fa pensare seriamente ad un accordo fatto da questi ultimi con Zingaretti ed il PD.

Noi siamo convinti che se il governo giallo verde dovesse cadere, il Presidente Mattarella non farebbe mai andare gli Italiani al voto ma inventerebbe il solito governo di emergenza guidato da un Draghi, che sta per lasciare la guida della BCE, o chi per lui e appoggiato dalle stesse forze che resero possibile la drammatica, per l’Italia, esperienza del governo Monti e successivi.

Sarebbe un ennesimo bagno di sangue per gli Italiani tutti.

Allora ha un senso andare a votare domenica prossima solo per dare un tangibile segnale per la continuità dell’attuale esecutivo che, anche se è presente l’ondivaga e non controllata linea dei pentastellati, ha rappresentato, grazie alla Lega, un freno alle politiche anti sociali e anti italiane portate avanti con maggiore o minore intensità da tutti i governi precedenti.

Non è una scelta di campo, ma è una necessità.


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