Peppe il matto 1

Peppe il matto, Nietzsche e Mussolini

Ad andare al liceo a piedi mi consentiva risparmiare le 50 lire del biglietto dell’autobus. Soldi spesi bene, per i libri affastellati sulle bancarelle di Piazza Fontanella Borghese. Passavo per via Milano dove, in un androne, c’era la redazione de Il Secolo d’Italia e, portiere aggressivo e tosto, Peppe il Matto. Un omone grosso e nerboruto. Si diceva che i comunisti l’avessero torturato e fatto andare fuori testa. Probabile che, al contrario, soffrisse di qualche disturbo ormonale. Fatto sta che una mattina mi afferra, lesto, per un braccio. Inutile sfuggire alla morsa. A sedici anni e in quelli a venire il mio peso forma non superava i 56 chili. E, con voce cavernosa e a brutto muso: ‘Tu, che sei uno studente, mi devi portare i libri di Nietzsche’. Non una richiesta, un ordine. Penso: ‘Peppe il Matto che legge Nietzsche?’. Io, piccolo borghese, un po’ presuntuoso ed arrogante, ma certo lettura ostica per chi di filosofia poco o nulla s’intende… La risposta me la dà lo stesso Peppe (nessuno, in sua presenza, s’azzardava a ricordarne il soprannome). ‘Mi hanno detto che parla bene di Mussolini’. A precisione, quando il padre dello Zarathustra muore, nell’agosto del 1900, il futuro Duce ha sette anni.

Ho, crescendo sempre più presuntuoso ed arrogante, storto la bocca alzato sopracciglio e spalla con gesto di sufficienza, di fronte ad una Destra, quella del MSI, di cui coglievo miseria e limiti culturali rispetto ad una Sinistra, anche in questo campo, onnivora e spocchiosa. I ricordi, gli episodi a conferma, si affastellano fitti nella mente. Forse ne tratteggerò alcuni in altra occasione. Poi sono venuti gli ‘intellettuali’ della Nuova Destra, ben più saccenti di me, che ci hanno buttato tutti nel medesimo calderone dell’idiozia e analfabetismo. Capaci, noi, solo di gridare ‘viva il Duce!’ e dar di botte… E, allora, il sottoscritto – ex professione insegnante,buona penna e dignitoso eloquio, le pareti foderate di libri e una decina di cui sono autore – guarda con affetto e un pizzico di nostalgia i Peppe il Matto con cui ha coabitato giovinezza e militanza.

Essi erano la Fede, che non smuove le montagne (lo so bene che la politica richiede idee e progettualità), ma fa sì che ‘l’asse non vacilla’ e, intorno ad esso e per esso, nasce si radica vive lotta e, se necessario, soccombe uno Stile, quello di uomini che, ieri e se ne richiederebbero oggi, sentono d’appartenere ad un popolo di ‘credenti e combattenti’. Per questo, forse troppo indulgente, prediligo Peppe il Matto con il ‘suo’ Nietzsche….


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