La guerra di Ernst Jünger contro il Nichilismo [3]

Il nichilismo diviene oggetto di disamina da parte della coscienza filosofica a partire da Nietzsche, che lo definisce come la svalutazione dei valori supremi, e assurge a problema teologico-morale con il Dostoevskij di Delitto e castigo, per il quale il nichilismo comincia a operare nell’isolamento dell’individuo, nel suo allontanarsi dalla comunità.

Dinanzi al nichilismo è possibile un duplice atteggiamento che dipende più dalla visione della vita che dallo stato dei fatti: uno, ottimistico, che vede nel nichilismo la premessa di un’epoca futura e migliore; e un altro, non tanto pessimistico quanto disfattistico, che non sa nemmeno restare in piedi sulle rovine, alla Spengler, perché non sa opporre nulla - né valori né forza interiore – e lascia così che il nichilismo diventi la condizione della normalità. Si pone allora il problema di quale comportamento suggerire all’individuo finito in balia della tensione nichilistica.

A tal fine Jünger indaga in merito alla definizione di nichilismo; definizione problematica per il fatto che la mente umana non riesce a rappresentarsi il niente. Per riuscirvi, infatti dovrebbe procedere a una radicale autocritica della ragione geometrica, misurante e raziocinante che non può però pensare il niente poiché è essa stessa la causa del niente. La ragione tecnico-scientifica ha permesso infatti che le porte si spalancassero dinanzi al nichilismo, riducendo tutto a dato quantificabile e riducendo la vita e la realtà a materia. Jünger opera dunque una definizione “in negativo”, evidenziando piuttosto ciò che il nichilismo non è.

Per farlo deve abbandonare la ragione, al fine di cogliere il nichilismo dove esso opera nella concreta esperienza. Il nichilismo, in primo luogo, non è il caos: anzi. Il nichilismo opera nell’ordine e ha bisogno dell’ordine; lo dimostrano i luoghi inquietanti in cui ha mostrato il suo volto: nei grandi luoghi di sterminio fisico, in cui regnano sovrani la sobrietà, l’igiene e l’ordine rigoroso. Il caos, come il disordine e l’anarchia, inseriscono un elemento di disturbo e sono considerati con ostilità dal nichilismo. Siamo dinanzi al capovolgimento totale della prospettiva dell’Operaio, secondo il quale il caos era la dimensione nichilistica a cui la società degli Arbeiterin deve sostituirsi con un ordine antinichilistico.

Ora si tratta dell’esatto contrario: il nichilismo veicolato dalla ragione tecnico-scientifica opera nelle zone della massima pianificazione e dell’ordine, funzionale alla produttività e quindi alla visione economicistica e utilitaristica della vita. 


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