De Regimine Principum [12]: la società è retta attraverso la ragione di un solo uomo, il re

Stando poi alle cose che abbiamo detto, è logico considerare adesso quale sia il compito del re e quali le sue caratteristiche.

Orbene, le cose che procedono dall’arte devono imitare quelle derivanti dalla natura; poiché è da queste che impariamo ad agire secondo ragione; s’impone quindi come la miglior cosa desumere il compito del re dalla forma del governo esistente nella natura. Ora, nella natura si riscontra un governo universale e un governo particolare. L’universale è quello per cui tutte le cose sono sotto il governo di Dio, che con la Sua provvidenza governa ogni cosa. Il governo particolare poi è molto simile a quello divino: esso si riscontra nell’uomo che è chiamato micro-cosmo, perché in lui si trova la forma del governo esistente nell’universo.

Infatti, come tutte le creature corporee e tutte le potenze spirituali sono soggette al governo divino, così le membra del corpo e le altre potenze dell’anima sono rette dalla ragione; e in un certo qual modo la ragione è presente nell’uomo, come Dio è nel mondo.

Ma dal momento che - come abbiamo mostrato sopra - l’uomo è per natura un animale sociale vivente in comunità, la somiglianza col governo divino si trova nell’uomo non soltanto per il fatto che il singolo uomo è retto dalla ragione, ma anche per il fatto che la comunità è retta attraverso la ragione di un solo uomo. E in questo soprattutto consiste il compito del re, dal momento che anche in alcuni animali che vivono in società si trova una certa analogia con questo governo: nelle api, per esempio, nelle quali si dice vi sia appunto il re; non perché in esse ci sia un governo tramite la ragione, ma per un istinto insito nella natura dal sommo reggitore, che è l’autore della natura.

Il re dunque sappia di aver assunto un compito per cui deve essere nel regno quello che l’anima è nel corpo e quello che Dio è nel mondo. E se egli medita diligentemente queste cose, da una parte si accende in lui lo zelo per la giustizia, nel considerare di essere stato posto nel regno per esercitare il giudizio in luogo di Dio; dall’altra acquista la dolcezza della mansuetudine e della clemenza, nel considerare come proprie membra i singoli sudditi soggetti al suo governo.

Si deve dunque considerare quello che Dio compie nel mondo, perché apparisca chiaro che cosa debba fare il re. Ebbene, due sono le operazioni di Dio riguardanti il mondo nella sua universalità: la prima è la creazione del mondo, la seconda è il governo del creato.

 Anche l’anima ha queste due funzioni nel corpo. Infatti in primo luogo il corpo è informato dalla virtù dell’anima; in secondo luogo il corpo è guidato e mosso dall’anima. Di queste operazioni è più propriamente attinente al compito del re la seconda: cosicché a tutti i re spetta il compito di governare; e da tale compito deriva il termine stesso di re.

La prima operazione invece non è propria di tutti i re. Infatti non tutti hanno fondato il regno o la città in cui regnano, ma si occupano del governo di un regno o di una città già fondati. Bisogna però considerare che, se non ci fosse stato prima il fondatore della città o del regno, il governo del regno non avrebbe luogo. Quindi fra i compiti del re è compresa anche la fondazione della città e del regno.

Alcuni infatti fondarono le città nelle quali regnarono, come Nino fece con Ninive e Romolo con Roma. Similmente è compito di chi governa conservare le cose governate e servirsi di esse per gli scopi per i quali sono state istituite. Non sì potrà dunque conoscere pienamente il compito del governare, se si ignora la ragione della fondazione. Ebbene, la ragione della fondazione del regno deve essere desunta per analogia dalla fondazione del mondo; nella quale per prima va ricordata la produzione delle cose, quindi l’ordinata distinzione delle parti del mondo.

Notiamo poi che le diverse specie sono distribuite nelle singole parti del mondo, come le stelle nel cielo, gli uccelli nell’aria, i pesci nell’acqua e gli animali sulla terra; quindi si nota come per opera divina i singoli esseri sono provvisti con abbondanza delle cose di cui hanno bisogno.

Questo ordine di creazione poi Mosè lo ha descritto con sapienza e con diligenza.

In primo luogo pone infatti la creazione delle cose, dicendo: «In principio Dio creò il cielo e la terra» Quindi avverte che tutte le cose sono state distinte per opera divina secondo un ordine conveniente, e cioè il giorno dalla notte, le cose che stanno in basso da quelle che stanno in alto, il mare dalla terra asciutta. Di qui passa a riferire che il cielo è ornato dagli astri, l’aria dagli uccelli, il mare dai pesci, la terra dagli animali; e che in ultimo agli uomini fu assegnato il dominio della terra e degli animali. Invece l’uso delle piante è stato dato dalla divina provvidenza tanto agli uomini quanto agli altri animali.

Ora, il fondatore di una città e di un regno, non può produrre dal nulla gli uomini e i luoghi da abitare e gli altri sostentamenti della vita, ma deve necessariamente usare le cose che preesistono in natura.

Precisamente come le altre arti che prendono dalla natura la materia della loro operazione; il fabbro, per esempio, prende per la sua arte il ferro, il costruttore prende il legname e le pietre.

È dunque necessario che il fondatore di una città e di un regno scelga prima di tutto un luogo adatto, che conservi sani gli abitanti con la sua salubrità, per la fecondità basti al vitto, per l’amenità sia piacevole e per la difendibilità renda sicuri dai nemici. E se manca qualcuno degli elementi che lo rendono opportuno, il luogo sarà tanto più adatto quanto più numerosi - o più necessari - saranno i caratteri che possiede fra quelli che abbiamo ricordato. Quindi il fondatore dì una città o di un regno deve scegliere le varie località secondo l’esigenza di quelle cose che la perfezione della città o del regno richiede.

Per esempio, se si deve fondare un regno, bisogna provvedere quale luogo sia adatto per costruirvi le città, quale per le ville, quale per i castelli; dove si debbano porre i centri di studio, i campi per le esercitazioni militari, i mercati, e le altre cose, che la perfezione del regno richiede. Se poi si fonda una città, si deve provvedere quale luogo debba essere destinato alle cose religiose, quale all’amministrazione della giustizia, quale alle singole arti. Inoltre bisogna riunire gli uomini destinati ai luoghi confacenti alle loro occupazioni.

Infine si deve provvedere che non manchino ai singoli le cose necessarie, secondo la costituzione e lo stato di ciascuno; diversamente nessuna città, o regno potrà conservarsi.

Sommariamente sono dunque questi i compiti che spettano al re nella fondazione di una città o di un regno, in analogia con la creazione del mondo.


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