Chi istiga l'odio è un criminale

Si ritengono uomini di cultura, altri sono uomini di chiesa, certi sono addirittura educatori nelle scuole e nelle università e non hanno capito che stanno diventando cattivi maestri per bassi calcoli politici o per piccole beghe personali.

Parlare o cianciare di antifascismo come fanno loro è veramente deprimente, dimostra la loro pochezza sia intellettuale che mentale, forse, e me ne convinco sempre più, non sanno neanche cosa sia il Fascismo prima come stile di vita, poi come dottrina ed infine come ideologia, forse sanno qualcosa della realizzazione storica del Fascismo probabilmente imparata su qualche libro degli Editori Riuniti (casa editrice di ispirazione comunista) o in qualche sezione di partito o in qualche parrocchia cattocomunista.

Mi auguro che siano così stupidi da non rendersi conto che così facendo istigano all’odio e alla violenza perché se ne fossero consapevoli sarebbe molto grave. Questi campioni di democrazia, che si autoproclamano l’“intellighenzia”, lo capiscono cosa sono stati gli anni 70 e gli anni 80? Lo sanno cosa vuol dire l’odio che esprimono in ogni loro parola? Il Fascismo, se continuano a parlarne ogni istante, non finirà mai; ammesso che una dottrina possa finire, cosa in cui non credo.

Veramente credono con il loro ostracizzare, emarginare, denigrare di non dover essere colpiti dalla giustizia per reati di violenza? Già la giustizia! Ma esiste ancora?

Fino a qualche tempo fa il fascista era Berlusconi, perché stava con Fini, l’uomo che ha fatto finanziare l’Unità, il giornale del partito comunista, oggi è Salvini perché si fa intervistare in un libro di una casa editrice che sarebbe dei fascisti.

Ma se i fascisti sono così tanti perché non ve ne andate in esilio da soli e non ci liberate della vostra presenza invadente e fastidiosa?

Io oggi 9 maggio 2019 presenterò un libro da me scritto sugli eventi politici cui ho partecipato dal 1968 al 1975, un libro che dovrebbe interessare tutti anche i miei avversari politici dell’epoca per capire come hanno vissuto certe esperienze quelli che erano dall’altra parte. Lo presenteranno un giornalista di destra, uno di centro e uno di sinistra. Mi avevano concesso la sala, a pagamento, come è giusto che sia, i valdesi; questi signori, timorati di Dio, a 48 ore dall’evento mi hanno tolto la sala, prenotata e pagata da più tempo, dicendo che si trattava di un evento “di contenuto politico, espressione di un’area chiaramente caratterizzata”.

La storia, i fatti, anche tormentati di possibili fedeli non hanno diritto di asilo perché chiaramente caratterizzata. Ecco la vulgata che torna, i teoremi precostituiti, le parole usate come clave per il momento, poi come colpi di pistola per poi arrivare a quelli veri.

Noi, per stile di vita (che brutta parola!), ce ne freghiamo, abbiamo preso un’altra sala (all’hotel Cicerone in via Cicerone 55c di Roma) e presenteremo ugualmente il libro, ma ci pesa molto vedere quanto rancore, quanto livore, come non abbiano insegnato nulla a costoro i drammatici fatti di quegli anni.

D’altra parte l’Italia continua a vivere nell’ipocrisia e nella finzione del 25 aprile, la data dell’odio fratricida, che non si vuol far cessare e che gente senza scrupoli alimenta e cerca disperatamente la propria legittimazione attraverso questo criminale atteggiamento.

L’istigazione all’odio può portare alla violenza e diventa un reato. Placatevi vestali della finta democrazia, un Magistrato competente e non prono potrebbe uscire fuori.


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Editoriale

 

I sintomi e la malattia

di Adriano Tilgher

Non sono un medico ma, fra le cose che mi ha insegnato l’esperienza, so che i sintomi servono a capire qual è la malattia che li ha generati e che colpire i sintomi non vuol dire combattere la malattia. Ora, tornando sul piano politico, la questione Sea Watch, il problema immigrazione, l’incapacità, o meglio, l’impossibilità di una ripresa economica, la denatalità e il conseguente invecchiamento della popolazione, il costo e la mancanza del lavoro, la crisi della famiglia, il pressoché totale disinteresse verso la nazione e la solidarietà di popolo, l’assoluto distacco dei giovani dalle ragioni della crisi, la mancata difesa in tutti i settori degli interessi del popolo italiano sono solo alcuni dei sintomi della grave malattia che ha colpito l’Italia, e in generale tutta la società.

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La Spina nel Fianco

 

Nicola Bombacci; un esempio rivoluzionario

Non me ne voglia l'amico Andrea, se per una volta la spina nel fianco si sovrappone ad altra seguitissima rubrica del nostro giornale, quel Exemplis Vitae che ci racconta periodicamente vita e morte di quei personaggi della storia del "Pensiero Forte" da conoscere o riscoprire, ma se un Pensiero Forte deve essere istillato nella mente dei lettori, non può essere fatto senza parlare di Nicola Bombacci, detto Nicolino,  nacque a Civitella di Romagna, in provincia di Forlì, il 24 ottobre 1879, dopo i primi studi, fu iscritto al seminario di Forlì,  si allontanerà nel 1900 per frequentare la Regia Scuola Normale di Forlimpopoli, dove si diploma maestro, in  ritardo sui suoi coetanei, ma in contemporanea con un amico di 4 anni più giovane, Benito Mussolini. Nel 1905 si sposa, comincia una peregrinazione come insegnante per le campagne Emiliano Romagnole, è in queste peregrinazioni che avviene la sua conversione al socialismo.

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