Costruiamo il Comitato di Rinascita Nazionale

Montecatini Terme 19 e 20 gennaio 2019, sono trascorsi 4 mesi dal nostro primo convegno nazionale tenutosi a Montecatini Terme dal titolo pretenzioso “Per una rinascita nazionale”, quattro mesi febbricitanti, fatti di incontri/scontri, conferenze, presentazioni di libri, e viaggi in tutta Italia, per far sì che di quella esperienza non restasse solo un bel ricordo.

Come avrete sicuramente intuito dagli editoriali del nostro Direttore Adriano Tilgher, si pone sinceramente il problema di riuscire a concretizzare tali sforzi, non abbiamo in mente nessun altro partito, ognuno di noi nella propria vita ha fatto esperienze che si sono rivelate quasi sempre deludenti, ed ognuno di noi suo malgrado continua a farne, aderendo ed impegnandosi in partiti e movimenti che nella migliore delle ipotesi sono recepiti come il "male minore". Come scriveva Muammar Gheddafi, su il Libro Verde, un: "partito strumento di governo, poiché rappresenta il potere di una parte sul tutto, un partito permette a coloro che hanno gli stessi interessi di governare il popolo nel suo insieme. Rispetto al popolo, il partito è una minoranza." Piace notare in questa citazione il riferimento al popolo, che oramai nel dibattito politico pare aver assunto solo un'accezione negativa, "populista" come ogni altro "ista" del vocabolario italiano è divenuto offensivo al pari dello sgarbiano "capra", anche le lingue mutano, si adattano con buona pace degli accademici della Crusca.

Se sfogliamo un dizionario scopriamo che “populismo” è un atteggiamento culturale e politico che esalta il popolo, il movimento precursore di questa idea può essere indicato e riconosciuto nel Bonapartismo e nella Rivoluzione Francese, specialmente nelle fazioni che si rifacevano alle idee politiche di Jean-Jacques Rousseau. Nella Russia della seconda metà del XIX secolo, l'ideologia populista caratterizzata da idee “socialisteggianti” e comunitarismo rurale, proponeva un miglioramento delle condizioni di vita delle classi contadine e degli ex servi della gleba, attraverso la realizzazione di un socialismo basato sulla comunità rurale, in antitesi alla società industriale occidentale. Sul versante statunitense nel 1891 vide la luce il "Partito del Popolo", (sciolto dopo le elezioni presidenziali del 1908), i membri si ponevano in conflitto con le pretese delle grandi concentrazioni politiche industriali e finanziarie, si trattava di gruppi di operai e agricoltori che si battevano per la libera coniazione dell'argento, la nazionalizzazione dei mezzi di comunicazione, la limitazione nell'emissione di azioni, etc.

Il termine "Populista" è stato riferito alla prassi politica di Juan Domingo Perón, al Bolivarismo e al Chavismo, secondo Papa (?) Francesco, "l’esempio più tipico di populismo in Europa si è avuto in Germania nel 1933.” In Italia è stato spesso usato con accezione negativa, nei confronti del Fascismo, del Movimento dell’”Uomo Qualunque”, del socialismo craxiano, della Lega, dell'Italia dei Valori, del Movimento 5 Stelle. Nel suo libro "The Spectre of Western European Democracy" lo studioso Daniele Albertazzi ha definito il populismo come «una ideologia secondo la quale al popolo si contrappongono le "élite", e una serie di nemici che attentano a diritti, valori, beni ed identità dei popoli.

Il Convegno di Montecatini si rifà a queste tradizioni culturali, lo scopo resta togliere il potere ad un'élite sovranazionale dominata da un'oligarchia di burocrati asserviti al Capitalismo finanziario e ridarlo al popolo, per farlo abbiamo bisogno di una classe dirigente, possibilmente giovane, che non ambisca al "governo", inutile, se poi il "potere" resta in altre mani. Per farlo bisogna prima di tutto sganciarsi da lacci e lacciouli ideologici novecenteschi. Nel salone dell' Hotel Corallo erano presenti come relatori personalità legate al mondo della destra, della sinistra, e del mondo del tradizionalismo cattolico, pochi sono stati i momenti divisivi, molti quelli che di unione. In queste condizioni trovare spazi fuori dagli schemi partitici diventa una necessità. Occorre fare rete, unire tutte quelle realtà sane del paese, siano esse comunità militanti, partiti, case editrici, giornali, enti, associazioni e singoli individui, i modi ed i mezzi avremo modo di concordarli strada facendo, ma abbiamo la necessità di partire, parafrasando il titolo della nostra conferenza montecatinese, abbiamo bisogno di un "Comitato di rinascita Nazionale", a breve ulteriori informazioni, e pagine social, restate in linea.

“Sortez les sortant”, (mandiamo via quelli al potere) - Pierre Poujade.


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

L'antifascismo in assenza di Fascismo

di Adriano Tilgher

Davanti al nulla assoluto della loro presenza e capacità politica ed al loro squallido servilismo nei confronti dell’emissario dei potentati anti italiani, Draghi, tutti i partiti ed i sindacati hanno ritrovato ossigeno e una ragione per esserci nell’antifascismo. L’antifascismo è un rito antico, impostoci con il diktat di pace del 1947 da inglesi, americani, marocchini che ci hanno sconfitti ed occupati il 25 aprile 1945 e non se ne sono più andati. Un rito recepito dalla nostra costituzione nelle norme transitorie e finali che non transitano mai.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Sindacalismo Rivoluzionario

Settembre 1904 con il primo sciopero nazionale prende ufficialmente vita in Italia il "Sindacalismo Rivoluzionario", tra i principali ideologi il francese Georges Sorel e gli italiani Arturo Labriola e Enrico Leone. Il principio fondamentale del sindacalismo rivoluzionario era l'indipendenza sindacale nei confronti sia dei partiti politici che dello Stato. Inizialmente nasce come corrente di sinistra in seno al Partito Socialista per poi distaccarsene nel congresso di Ferrara del 1907, per avviare un lavoro sindacale autonomo, dapprima nelle campagne emiliane, poi nei centri industriali del Nord, e nelle miniere di Puglia e Toscana. I suoi organizzatori più attivi furono Alceste De Ambris e Filippo Corridoni. Nel 1907 a Parma nasce la CGdL, su una idea di Alceste de Ambris. Nel 1912 Filippo Corridoni ed altri, spaccano il movimento creando l'(USI), l'Unione Sindacale Italiana, che aumentò il proprio peso politico diffondendosi specialmente a Milano.

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.