Scuola di Pensiero Forte [49]: dalla famiglia alla comunità

Tutto quanto abbiamo finora visto circa la famiglia, dobbiamo ora trasportarlo nella comunità.

Dal latino communitas, “comunanza”, derivante da communis, ovvero “comune”[1], la comunità è, in parole povere, un insieme di persone. Tale insieme ha una organizzazione che tocca vari aspetti, primo e più importante dei quali è la comunione di vita sociale, unica via per la realizzazione del Bene comune e del fine ultimo di ogni persona.

Per formare una comunità, per esserlo, occorre condividere comportamenti, interessi, intenti, ci vuole cioè un progetto, una direzione verso cui andare, insieme.

Antropologicamente parlando, è interessante notare come l’uomo sia da sempre e dovunque organizzato in comunità, in tutti i momenti della storia e in tutti gli angoli del globo; è, infatti, la forma primordiale di una struttura che esprime la natura sociale dell’uomo[2], subito dopo la famiglia che è il nucleo essenziale e imprescindibile.

Alla comunità si arriva in maniera naturale, ovvero seguendo l’ordine proprio ascritto nella propria essenza, e tale movimento ha dei precisi significati:

  1. Il singolo, o la famiglia, si rende ben presto conto di non essere sufficiente a sé, di non riuscire a procurarsi tutto il necessario per vivere, e ancor di più per vivere bene, dunque c’è bisogno di fare un passo al di fuori per andare alla ricerca di un simile. È questo l’elemento prettamente antropologico e sociale in senso stretto.
  2. Non si tratta solo di una ricerca motivata dalla materialità: avviene una condivisione dei beni, non meramente materiali ma anche morali e spirituali, uno scambio, che genera arricchimento e dà luogo ad un accumulo di ricchezza, a un patrimonio che chiamiamo cultura, la cui trasmissione genera la tradizione. Entra qui in gioco l’amicizia.
  3. Le persone, o possiamo anche dire le famiglie, vanno verso “l’altro” perché è nella azione sociale che il singolo scopre sé come vivente nel mondo e, incontrando l’altro, conosce se stesso. Questo aspetto è quello più propriamente metafisico: qui la persona trascende la propria individualità e, da un piano orizzontale entro il quale ha fatto esperienza della alterità, è capace di alzare gli occhi al cielo e stabilire una relazione verticale.
  4. Questo incontro pone un ulteriore problema: da solo non mi è possibile realizzare pienamente il mio bene e il mio fine ultimo, mentre ciò si può compiere con l’altro. Ciò è vero per la singola persona quanto per la famiglia. Siamo davanti al senso teleologico della nascita della comunità.

Il passaggio dalla famiglia alla comunità è il primo per il cammino della costituzione della società.

Dei vari aspetti tratteremo nei prossimi articoli.

 

[1] Cfr. http://www.treccani.it/vocabolario/comunita/

[2] Facciamo riferimento allo zoon politikon, “l’animale sociale” descritto da Aristotele. Per approfondire: Scuola di Pensiero Forte n.17


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