Non c’è limite al peggio

Odio l’ipocrisia, odio la falsità, odio il buonismo. Sì perché il buonismo è fatto di ipocrisia e falsità.

Sentiamo condannare, a parole, solo a parole, orribili cose come la pedofilia, ma poi consentiamo che personaggi, a loro dire scienziati, vadano in televisione a dire che anche i bambini hanno una loro sessualità e che è giusto che la esplichino.

Facciamo, come è giusto che sia, grandi campagne contro la violenza alle donne, e poi permettiamo che alcune coppie, in genere omosessuali, vadano all’estero a prendere in affitto un utero per poi strappare, per fame e povertà, la creatura alla madre, orrendo crimine contro le donne. Per di più, alcuni tornano in Italia e sbandierano il frutto di questa orribile violenza come una grande conquista civile, soprattutto quando a quella povera inerme creatura viene riconosciuta l’appartenenza alla coppia di fatto. Prova evidente di uno stato in dissoluzione.

Piangiamo, e non potrebbe essere diversamente, quando vediamo i poveri bambini che muoiono in mare vittime dei naufragi nel loro tentativo di fuga dall’Africa, sfruttata ed affamata dalle multinazionali e dal potere finanziario, e non spendiamo una parola, né ci disperiamo quando quegli stessi bambini, una volta sbarcati spariscono dai campi di accoglienza perché utilizzati come merce pregiata per il traffico di organi.

Tutto questo con la complicità di tutti gli apparati di informazione pubblica e privata.

Non sapere vuol dire che non esiste ed allora commuoviamo il pubblico con i bambini che muoiono, facciamolo gioire con un bambino che trova casa, esaltiamo la scienza e non diciamo che la scienza potrebbe giustificare la pedofilia, che quel bambino che trova casa è servito solo a legittimare la coppia omosessuale ma non parliamo della terribile violenza subita dalla madre, non diciamo a nessuno che i bambini morti in mare sono più fortunati di quelli finiti nelle mani dei trafficanti di organi. Anzi far vedere i poveri corpicini annegati serve ad incrementare i traffici e ad aumentare i profitti dell’orrendo crimine.

Potremmo continuare a lungo ma mi fermo sull’ultimo orribile utilizzo dell’immagine di una giovinetta: Greta. Lo sfruttamento mediatico di questa ragazzina è veramente degno della società priva di qualsiasi valore etico in cui viviamo. Tutti i media pubblici e privati hanno esaltato la battaglia contro il clima di questa fanciulla, affetta da sindrome di Asperger (disturbo pervasivo dello sviluppo, imparentato con l'autismo – Wikipedia), hanno “pompato” gli scioperi studenteschi, Greta ha parlato all’ONU, a Davos, la commissione europea si è detta pronta a sostenerla.

Insomma i signori contro cui dovremmo lottare, quelli che hanno realizzato lo sfruttamento del pianeta, causa prima delle variazioni climatiche, si appropriano, da criminali quali sono, della povera Greta e ne fanno uno strumento per scaricare su “altri” le loro responsabilità.  Magari questi “altri” saremmo noi, i popoli della terra. D’altra parte hanno l’alibi della democrazia perché ci vogliono far credere che andando ogni tanto a votare siamo noi che decidiamo.

Basta! Basta! Non se ne può più di queste recite a soggetto, soprattutto quando le principali vittime sono i ragazzi, i giovani, il futuro.


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Editoriale

 

La voglia di agire

di Adriano Tilgher

La percepisco nell’aria questa forte voglia di agire, di porre un freno alla decadenza di una nazione come l’Italia, faro di cultura per il mondo intero. E’ una sensazione dolce e forte che sento vibrare in ogni luogo d’Italia dove mi reco; è la stessa sensazione che provavo quando vincemmo uniti contro il referendum con cui Renzi voleva legarci mani e piedi ai diktat dei burocrati di Bruxelles e dei ragionieri della BCE. Era bello vedere ex socialisti, ex fascisti, ex comunisti, ex liberali, ex democristiani uniti per difendere l’Italia dalle aberrazioni che il pensiero unico globalizzante cercava e cerca di rendere normalità.

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La Spina nel Fianco


 

Cedesi attività

Dal 4 ottobre il canale satellitare Sky Atlantic manda in onda la prima puntata di "1994" seguito della fortunata serie che riporta le date della fine della cosiddetta prima repubblica, 1992 e 1993, la saga è il capitolo conclusivo della trilogia, che narra in maniera romanzata le vicissitudini della politica italiana prima, durante e dopo l'inchiesta "Mani Pulite".  La fiction si snoda tra il pool mani pulite, Arcore, le sedi del PDS Forza Italia, ristoranti di lusso, e prostitute di alto bordo, ma non in mare, un alone di mistero sarebbe potuto essere aggiunto parlando di una minicrociera al largo di Civitavecchia.

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