Benvenuti in casa Gori

1990 esce nelle sale Italiane il film di Alessandro Benvenuti "Benvenuti in casa Gori" tratto dall'omonima commedia dello stesso Benvenuti ed Ugo Chiti. La trama: è il giorno di Natale, a casa Gori, uno spaccato della classica famiglia italiana, si riuniscono tutti i familiari, nonni, nipoti, zii, fidanzate, per consumare il rito della condivisione del cibo. A tavola si parlava, ci si confrontava, a volte si litigava, ma comunque era il fulcro della vita familiare, la televisione, che già aveva comunque fatto i suoi danni, rimaneva muta, o a basso volume, e si guardava al massimo un tg, o come nel film di Benvenuti visto che si svolge in una festività, la benedizione del Papa.

Una tavola imbandita, il calore di una casa accogliente e la famiglia riunita. Ecco cosa rappresentavano pranzi e cene per le famiglie italiane. Con la scomparsa della famiglia patriarcale sta scomparendo anche il rito del desco. L’antica consuetudine del pranzo in famiglia ormai resiste solo la domenica e riguarda meno del 50% per cento delle famiglie italiane, quelle dove ci sono persone più anziane. I ragazzi under 25, per esempio, nell’85 per cento dei casi vogliono essere liberi anche e specialmente nei giorni di festa, nei pochi casi in cui il rito viene perpetrato, la famiglia tradizionale, è soppiantata dal nuovo compagno facoltoso, che ha preso il posto del vecchio pater familias, coniugi squattrinati sostituiscono gli zii scapoli e sfaccendati, le nuove compagne, prendono il posto delle zitelle, mentre figli e nipoti, che affollavano la tavola sono rimpiazzati dalla prole di primo, secondo e terzo letto.

Anche questo surrogato di famiglia presto scomparirà, dalle tavole imbandite, come si prospetta per il 2030 anche la scomparsa dei ristoranti, pare impossibile in un paese che, per citare un celebre monologo di Valerio Mastandrea “ha fatto del cibo la sua luminosa, potente e unica bandiera”. Secondo un rapporto della banca d’investimento Svizzera Ubs, entro il 2030 il “food delivery” ucciderà la cucina. Secondo i ricercatori svizzeri, “il costo di un piatto ordinato online potrebbe essere lo stesso di un piatto preparato in casa o addirittura più basso”.

Diamo qualche dato. In Italia l’espressione “food delivery” ha cominciato a diffondersi a partire dal 2015, quando il mercato italiano – dominato fino a quel momento solo da Just Eat, ha cominciato a popolarsi di nuove startup come Glovo, Foodora, Deliveroo e UberEats. In soli due anni, secondo l’Osservatorio eCommerce del Politecnico di Milano, il mercato degli acquisti di piatti pronti ammontava già a 201 milioni di euro, in aumento del 66% rispetto al 2016. Con gli acquisti è aumentato anche il numero dei clienti, per Coldiretti nei primi mesi del 2018, oltre 4 milioni di italiani si sono fatti consegnare cibo a domicilio. Tra 12 anni, quindi, cucinare potrebbe non essere più una necessità.

La mania per il food delivery ha cambiato, ovviamente, anche il lavoro dei ristoratori. Le cucine dedicano molto più tempo alla preparazione dei piatti destinati alla consegna, nelle grandi città stanno nascendo addirittura le cosiddette virtual kitchen: cucine senza posti a sedere, pensate soltanto per le consegne a domicilio. Per ora le startup si appoggiano su ristoranti tradizionali, ma cosa accadrebbe se le multinazionali del food delivery decidessero di scendere in campo direttamente? Le piattaforme online hanno già rivoluzionato diversi settori, dalla vendita al dettaglio, taxi, musica, video, potrebbero fare lo stesso con il Cibo? La trattoria, i locali di eccellenza potrebbero scomparire sostituiti da cibi riscaldati prodotti in serie da multinazionali, questo sarebbe il colpo finale a quello che resta del paese "Italia".

La prima rivoluzione da fare per salvare il nostro paese è riappropriarsi del senso di comunità, viviamo in un'epoca dove, in quello “spettro” di famiglie rimasto, non c'è più comunicazione, parliamo poco, invasi dalle protesi elettriche ed elettroniche. Ognuno si chiude nel suo spazio di relazioni, spesso virtuali, e coltiva la sua tribù, esterna al focolare domestico. Di fronte a padri assenti, madri che tornano da pilates, nonni parcheggiati in ospizio, o relegati in camera con la badante Rumena, mangiare insieme è l’occasione per riequilibrare i pesi all’interno della famiglia.  E pazienza se, a forza di stare insieme a tavola, ci scappa il litigio, fa parte della vita. «Che fregatura che l'è la vita. Quando comincia un tu sai neanche il che l'è, e quando tu t'accorgi… l'è belle finita.» (Gino Gori)


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Editoriale

 

I sintomi e la malattia

di Adriano Tilgher

Non sono un medico ma, fra le cose che mi ha insegnato l’esperienza, so che i sintomi servono a capire qual è la malattia che li ha generati e che colpire i sintomi non vuol dire combattere la malattia. Ora, tornando sul piano politico, la questione Sea Watch, il problema immigrazione, l’incapacità, o meglio, l’impossibilità di una ripresa economica, la denatalità e il conseguente invecchiamento della popolazione, il costo e la mancanza del lavoro, la crisi della famiglia, il pressoché totale disinteresse verso la nazione e la solidarietà di popolo, l’assoluto distacco dei giovani dalle ragioni della crisi, la mancata difesa in tutti i settori degli interessi del popolo italiano sono solo alcuni dei sintomi della grave malattia che ha colpito l’Italia, e in generale tutta la società.

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La Spina nel Fianco

 

Nicola Bombacci; un esempio rivoluzionario

Non me ne voglia l'amico Andrea, se per una volta la spina nel fianco si sovrappone ad altra seguitissima rubrica del nostro giornale, quel Exemplis Vitae che ci racconta periodicamente vita e morte di quei personaggi della storia del "Pensiero Forte" da conoscere o riscoprire, ma se un Pensiero Forte deve essere istillato nella mente dei lettori, non può essere fatto senza parlare di Nicola Bombacci, detto Nicolino,  nacque a Civitella di Romagna, in provincia di Forlì, il 24 ottobre 1879, dopo i primi studi, fu iscritto al seminario di Forlì,  si allontanerà nel 1900 per frequentare la Regia Scuola Normale di Forlimpopoli, dove si diploma maestro, in  ritardo sui suoi coetanei, ma in contemporanea con un amico di 4 anni più giovane, Benito Mussolini. Nel 1905 si sposa, comincia una peregrinazione come insegnante per le campagne Emiliano Romagnole, è in queste peregrinazioni che avviene la sua conversione al socialismo.

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