Il Nulla regna sovrano

Citazione dal diario del pittore giapponese tanto caro a Vincent van Gogh. La grande onda e il campo di girasoli si danno la mano in tacita armonia. La grandezza conosce la solitudine e la divina follia, non la distanza dello spazio e delle stagioni. Scrive: “Dall’età di sei anni avevo la mania di disegnare la forma delle cose. Quando ne ebbi cinquanta, avevo pubblicato una infinità di disegni; ma tutto ciò che ho prodotto prima dell’età di settant’anni non è degno di considerazione. A settanta tre anni ho imparato qualcosa circa la struttura reale della natura, degli animali, delle piante, degli uccelli, dei pesci e degli insetti. Di conseguenza, a ottant’anni, avrò fatto ancora altri progressi; a novanta potrò penetrare il mistero delle cose; a cento avrò raggiunto una fase stupenda; e quando ne avrò cento dieci tutto ciò che farò, sia un punto che una linea, sarà vivo. Scritto all’età di settanta cinque anni da me, già Hokusai, oggi Gwakio Rojin, un vecchio che va pazzo per la pittura”.

Misurare il proprio tempo, eresia arrogante? Quando estendiamo il tempo su una retta infinita, cosa resta al nostro sguardo se non dei frammenti, simili ai passeri che si appoggiano ai fili elettrici, note sul pentagramma, le nostre esistenze hic et nunc... ed è già tanto, forse troppo. Spiccare il volo. Così Ezra Pound li annotava, prigioniero davanti alla tenda, nei pressi di Pisa, creando armonie a lui solo note.

Qualcosa deve essere successo alle ali se non si spiegano e non ci si libra oltre. Le nostre scapole, atrofizzate, geroglifici remoti. Armonia e grandezza della parola a vincere il tempo superare lo spazio. Racconti non un romanzo: questa la mia condanna. “Cani di paglia”, come nella tradizione cinese, per sacrifici in onore di divinità superbe ed astiose. Vittime delle circostanze, prede del vento, lesti, uomini e donne, ad essere trascinati nella pattumiera della storia.

Eppure i Titani si sono eretti fra le macerie, stupiti e orgogliosi, e si sono detti essere pronti, impavidi, a scalare il cielo, di guardare il volto degli dei, di irriderne la fine e prenderne il posto. Illusi e sconfitti, tremore e rovinio, quando scoprirono d’essere soli sotto le stelle... Il Nulla domina sovrano.


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Editoriale

 

La politica

di Adriano Tilgher

Il vocabolario Treccani definisce la politica come “la scienza e l’arte di governare”.

Purtroppo quelli che oggi si dicono politici non mi sembrano né scienziati né artisti e quindi neanche politici. Qualcuno sarà colto, qualche altro laureato, qualche altro ancora esperto di musica, di canto e di teatro ma ben altra cosa è essere persone che conoscono “l’arte e la scienza di governare”.

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La Spina nel Fianco

 

L'anno che verrà

1978, Lucio Dalla esce nei negozi di dischi (allora ancora esistevano) con l'album "Lucio Dalla" contenente il brano "l'anno che verrà". Il brano fu dedicato ad un suo grande amico Giuseppe Rossetti, incarcerato per motivazioni politiche e rinchiuso in prigione alla Dozza. Si racconta che Lucio passò una notte di Capodanno in compagnia di Giuseppe in carcere. La prima versione del testo venne scritta nella casa di Rossetti a Monghidoro. Il testo venne poi rivisto da Lucio Dalla insieme al frate domenicano padre Michele Casali. Nel testo, riferimenti ai "sacchi di sabbia vicino alle finestre", o alla scomparsa dei "troppo furbi e dei cretini di ogni età".

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