Anno nuovo: cosa ci aspetta

Con l’inizio dell’anno tutti fanno auguri, esprimono speranze, leggono gli oroscopi e fanno previsioni.

Anche noi non vogliamo sottrarci a questa abitudine ed esprimere tutte le preoccupazioni che gli eventi ultimi della politica ci fanno intravvedere. Già, parlo della politica, materia invisa ai più, ma l’unica in grado di disegnare mondi nuovi e diversi dall’attuale da costruire per il benessere delle future generazioni. Forse ce lo hanno fatto dimenticare proprio i sedicenti politici attuali, ma questo è il compito primo della Politica.

Abbiamo attualmente un governo, detto del cambiamento, che poggia su due formazioni, 5 Stelle e Lega, la prima eterodiretta, l’altra con delle contraddizioni interne piuttosto importanti. La base di questo governo, come tutti sanno, non è un accordo sulle finalità politiche ma un contratto di natura civilistica quindi un presupposto estremamente debole che ha portato al ridimensionamento delle volontà iniziali.

In questo momento, stando ai sondaggi, i grillini sono in un calo abbastanza consistente e quindi tenteranno un recupero, cosa abbastanza difficile date le pessime prove che hanno dato delle loro concrete capacità operative, sia a livello governativo che nelle amministrazioni locali. Roma ne è il più evidente esempio.

Per cercare il recupero i pentastellati le proveranno tutte, anche a tornare all’opposizione, compito per loro più facile, vista la loro attitudine a urlare e lanciare proclami più funzionali alla pancia della gente che all’attuazione di un progetto, purtroppo per loro, inesistente. 

Il punto di non ritorno potrebbe essere la prossima discussione e votazione dell’autonomia regionale, dove la Lombardia e il Veneto, regioni con presidenti leghisti, attendono con ansia l’esito: in caso di fallimento ci sarà la crisi di governo.

Qui sta in agguato il Presidente della Repubblica, il quale, invece di mandare il popolo italiano alle urne, cercherà di mettere in piedi un governo qualunque sempre più appecoronato ai diktat dei burocrati di Bruxelles ma salvifico per tutti i peones miracolati dal voto popolare che non verrebbero più rieletti e per tutti gli esclusi di destra e di sinistra resi idrofobi per la ormai lunga astinenza da “poltrone”. Questo troverebbe il consenso dei grillini, che, così, tornerebbero all’opposizione. 

D’altra parte il Presidente di questa Repubblica che, proprio nella sua Carta Costituzionale discrimina per motivi politici i propri cittadini, riconoscendosi, in modo assolutamente antidemocratico, come repubblica di una sola parte di essi, nel suo discorso di fine anno ci ha invitato ad essere ancora più buoni. Non so come si faccia ad essere più buoni con chi ha tradito l’Italia? Come si possa invitare alla bontà quando i responsabili della dissoluzione nazionale stanno lì in agguato per riprendere la gestione telecomandata dell’Italia e finire l’opera disgregatrice?

Noi abbiamo sostenuto il governo giallo verde e continueremo a farlo, perché lo abbiamo ritenuto il governo della speranza. Sapevamo e sappiamo che non è facile, anzi è molto difficile, perché il nemico del popolo italiano, non è solo a Bruxelles o in altri continenti, ma è anche in casa; è addirittura annidato negli stessi partiti di governo.   

Per questo ci auguriamo che si possa concretizzare un progetto unitario che tiri fuori l’Italia dalle secche economiche, sociali, etiche e culturali in cui i venduti agli interessi dei potentati finanziari ci hanno condotto, e contribuisca fattivamente alla costruzione di una vera Europa, politicamente unita.  


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Editoriale

 

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