Unità di popolo per resistere

Il cammino sarà lungo ed irto di ostacoli, ma è l’unico per uscire dalla crisi.

L’Italia sta imboccando la via giusta ma sarà necessario chiedere l’aiuto di tutto il popolo italiano e l’appoggio dei popoli europei. Occorre di corsa fare appello all’orgoglio di essere Italiani, quell’orgoglio che nasce dalle enormi capacità creative del nostro popolo, dall’enorme patrimonio culturale in nostro possesso e dall’altrettanto enorme patrimonio sparso per il mondo, dalla grande tradizione storica di cui siamo eredi.

In una parola dobbiamo riappropriarci della nostra identità e collegarla con quella degli altri popoli europei.

Per questo è urgente riformare integralmente il corso di studi per rieducare i nostri giovani, sin da bambini, alla conoscenza del nostro passato, al rispetto dell’autorità del sapere e, attraverso alcuni simboli precisi e ad alcuni riti identitari, a riconoscersi in un’unica comunità.

Parallelamente va bonificata tutta la struttura dello Stato, allontanando i corrotti, emarginando gli incapaci e ristabilendo il valore del merito quale unico elemento di selezione naturale. 

Non è utopia! Se tutto questo esiste in molti stati, non vedo perché non possa esistere anche in Italia.

Certo, bisognerà dare degli esempi che possano restituire la credibilità persa alle istituzioni, occorrerà che ogni uomo dell’apparato statale, dal più modesto al più alto dirigente, fino ad arrivare al Presidente della Repubblica, diventi esempio di dedizione ai valori del nostro popolo e sia il primo a sacrificarsi per la crescita della nostra comunità.

Sentirsi cittadino di una grande nazione deve essere motivo di orgoglio; occupare un posto, a qualsiasi livello, nelle istituzioni significa sentire il peso della responsabilità del proprio ruolo e capire il grave danno che si può arrecare alla propria comunità venendo meno ai propri doveri.

Sono tante le cose, piccole e grandi, che si possono e si devono fare per rieducare all’etica ed al senso civico tutta la comunità nazionale ma è un passo importante per creare quella coesione nazionale ormai persa.

E se di coesione nazionale vogliamo parlare non possiamo continuare a ignorare che dobbiamo fare i conti con il nostro passato e tentare di metabolizzare tutte le questioni su cui si è rotta la nostra storia patria, anche a costo di farci male.

Dal nostro risorgimento, alla questione meridionale, dal Fascismo all’antifascismo, dalla lotta partigiana alla RSI, dalla mafia alla corruzione politica, dal terrorismo al tradimento dell’Italia sono i temi più scottanti e vitali che rendono difficile la coesione nazionale.

Cerchiamo di identificare delle date e delle feste che possano unire tutti gli Italiani e dimentichiamo quelle, belle o brutte che siano, che ci dividono.

Qua non si tratta di dire chi ha torto o chi ha ragione ma di trovare il collante della nostra comunità che è stata danneggiata da alcuni eventi infausti come hanno riconosciuto alcuni eminenti storici.

Cogliamo, saremmo ancora in tempo, un’occasione storica: il centenario della Vittoria che ha portato all’Italia Trento e Trieste e che ha creato per la prima volta nelle trincee l’unità del nostro popolo.

Anche se tardi, è un’occasione da non perdere.


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Editoriale

 

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