Costruire un progetto alternativo

Il panorama sociopolitico dell’Italia e del mondo sembrerebbe immutato ed in effetti è così se si fa riferimento esclusivamente alla dottrina imperante: il liberal – capitalismo.

 Nella realtà il terzo millennio si presenta già profondamente cambiato sia sul piano delle forze in campo, sia sul piano delle prospettive politiche, sia sul piano del confronto – scontro sociale in atto.

 I tempi della politica ormai sono talmente accelerati che non si finisce di prendere atto di un fenomeno che se ne presenta subito un altro. Infatti se fino a pochi anni fa sul pianeta ed in Italia era vivo lo scontro tra il capitalismo finanziario ed il capitalismo produttivo, oggi quello scontro è risolto con il trionfo del primo. In Italia la chiusura o la svendita di quasi tutta l’industria di stato, il ridimensionamento dei grandi gruppi industriali e la crisi della piccola e media impresa sono le testimonianze evidenti di questo “trionfo”, per cui le forze in campo si sono ridotte ad una sola.

 Tutto questo sul piano politico trova riscontro nel progressivo identificarsi delle forze partito:

il centro-destra ed il centro-sinistra non si differenziano più su nulla, anzi, alleati nei governi Monti e Letta e consociati in quelli Renzi e Gentiloni, hanno condotto l’Italia in un baratro da cui sarà difficile uscire. Sono sempre più asserviti al potere finanziario vincente e continuano imperterriti a spartirsi le percentuali di appalti e prebende. Per fortuna da tale appiattimento sta germogliando una sorda e massiccia protesta popolare che sta cercando un suo naturale sbocco. Uno sbocco che deve essere di impegno civile e politico.

 Ne è prova l’attuale governo Conte. Ma quale consapevolezza hanno il governo e le forze che lo sostengono dello scontro in atto? Sono consapevoli che il nemico dei popoli, e quindi anche del popolo italiano, è il liberismo e che tutte le componenti che lo hanno fatto assurgere ad unica ideologia imperante vanno combattute e debellate? Hanno chiara la visione di una prospettiva politica nuova e diversa dove l’economia è solo uno strumento che deve essere al servizio dei popoli e non viceversa, come avviene oggi? E che lo strumento di controllo e mediazione è rappresentato proprio dalla politica?

 D’altra parte non possiamo fingere, per comodità, di non vedere che lo scontro è giunto ad una fase apicale ed epocale. Le forze che hanno conquistato il potere del mondo sono scese in campo per domare le resistenze popolari che ad esse si opponevano. I conflitti in Iraq, Afghanistan, Siria e tutta la primavera araba sono la prova più evidente che, con pretesti banali, si sta provvedendo al sistematico massacro di popoli non ancora conquistati al consumismo e quindi di difficile controllo.

 I cittadini devono scegliere da quale parte stare: con i poteri forti, con la finanza apolide ed il sistema “usurocratico” o con i popoli che cercano la loro indipendenza, sovranità e libertà. Dobbiamo anche evitare le trappole del nostro nemico: ovvero la guerra tra poveri (immigrazione), la guerra di religione (islamismo e cristianesimo), la guerra al fianco del nostro nemico contro un possibile alleato (come è successo con l’assassinio di Gheddafi).

 Bisogna intensificare l’azione ed avere una conoscenza lucida e precisa del nemico, del progetto e della strategia, che si può concretizzare solo con una precisa visione dottrinaria.


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Editoriale

 

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