La partecipazione

Il modo più efficace per riavvicinare i giovani alla politica consiste nel rendere le istituzioni un qualcosa di vivo, di partecipato, costruirle e farle percepire come realmente realizzate dal popolo per il popolo

 L’ evidente crisi di rappresentatività del sistema politico italiano attuale potrà essere superata soltanto quando lo Stato saprà riassumere la funzione di sintesi di tutte le sue componenti. Nessun settore intende più sentirsi escluso. La partecipazione, pertanto, non può essere limitata alle periodiche consultazioni elettorali, ma richiede organismi istituzionali che la rendano effettiva. I cittadini non si accontentano più di essere trattati come automi, ma vogliono essere inseriti in strutture attraverso le quali salvaguardare direttamente la propria sfera di interessi, materiali ed esistenziali. Partendo da questa valutazione possiamo iniziare a delineare le riforme per costruire una Comunità, come l’abbiamo sempre sognata.

È chiaro che in questo quadro di riforme istituzionali diventa centrale la necessità di individuare le formule per interpretare in modo più schietto la partecipazione dei cittadini alla vita politica ed amministrativa della società.

 Questa partecipazione si può ravvisare in un organico concetto di associazione: associazioni territoriali, associazioni di settore e categoria, associazioni che affrontino i vari aspetti della vita sociale da quello sportivo, a quello culturale, da quello politico a quello ambientale, da quello commerciale a quello formativo e via di questo passo. Il tutto caratterizzato dall’elemento del volontariato.

 Si innestano in questo quadro le riforme di cui saremo portatori: un presidente della repubblica che rappresenti l’unità della comunità nazionale, due camere elettive, una che rappresenti i territori e l’altra che interpreti le funzioni dei cittadini, abolizione delle regioni, principale fonte di malgoverno e di sperpero del denaro pubblico, ripristino delle province ad elezione popolare, perché strutture più piccole e più vicine ai cittadini stessi, creazione delle macroregioni omogenee dal punto di vista culturale ed economico, con dimensioni più competitive nei confronti delle regioni delle altre nazioni europee, stato nazionale di impostazione federale, sul piano di un federalismo culturale e partecipativo, che dovrà imitare la federazione che rappresenterà l’unità politica dell’Europa, obiettivo indispensabile per la difesa e la crescita degli interessi nazionali.

 Insomma il cittadino deve essere protagonista delle scelte e della costruzione dello stato eleggendo persone di cui ha l’esatta percezione in termini di capacità, onestà e fiducia. Diventa una vera partecipazione diretta alla costruzione della geografia istituzionale e alle scelte che ne conseguono.

 Per introdurre questa partecipazione attiva e fattiva è necessario tornare ad educare, sin dalle scuole elementari, al senso civico, alla correttezza ed al rispetto, sia dell’autorità culturale e formativa, sia delle leggi: insomma bisogna riprendere a sentirsi cittadini, con l’orgoglio di esserlo, di questa stupenda nazione. La partecipazione è l’unica strada per coinvolgere tutti e rendere più agevole sia richiedere sacrifici, se necessario, sia intervenire sulle manchevolezze e le criticità.

 L’Italia è la più bella nazione del mondo: godiamocela!


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Editoriale

 

L’abominio del pensiero politicamente corretto

di Adriano Tilgher

Siamo all’assurdo ciò che è vero per la gente non lo è per gli sconfitti della storia e della politica. La sinistra attuale rifiutata in blocco dal popolo italiano utilizza in modo selvaggio ed antidemocratico i miracolati della loro gestione. Uno dei torti, ma non è l’unico, della gestione di centrodestra è di non aver fatto pulizia di tutti i quadri al servizio della parte e non della Patria. Il che forse sta a significare che tutto sommato erano compagni di merende ed è proprio questa la ragione profonda della vittoria massiccia delle forze antisistema.

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La Spina nel Fianco

 

Perché Sanremo è Sanremo

1971 nei Jukebox passa un brano originale, come solo i brani del post Beat sapevano esserlo: “La realtà non esiste”. L'autore un giovane cantautore milanese, alla ricerca di un proprio stile musicale, e di una più complessa ricerca spirituale, Claudio Rocchi. Rocchi nel 1969 entra come bassista negli Stormy Six, il gruppo viene notato da Alberto Salerno produttore per casa discografica Ariston, che produrrà il loro primo  Lp.: "Le idee di oggi per la musica di domani."

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