Analfabetismo di ritorno

“Vi ho lasciato che eravate un popolo di analfabeti. Vi ritrovo 80 anni dopo che siete ancora un popolo di analfabeti” afferma un Duce interpretato da Massimo Popolizio nel film di Luca Miniero “Sono Tornato”. La pellicola ci racconta di un Benito Mussolini catapultato dal 1945 alla Roma di oggi, e diventato subito un fenomeno mediatico. All'indomani dell'unificazione Nazionale il meridionalista Pasquale Villari affermò che l'Italia aveva un nemico più potente dell'Austria, l'Ignoranza, a distanza di 150 anni, la situazione è sostanzialmente simile.

 I dati di un'indagine OCSE ci dicono che il 70% della popolazione adulta del nostro paese non possiede le competenze minime indispensabili per poter vivere da cittadini consapevoli. Legge, guarda, ascolta, ma non capisce. Non sono certamente analfabeti “strumentali”, bene o male tutti sanno leggere, scrivere e far di conto, ma sono analfabeti “funzionali”, hanno perduto la funzione del comprendere. In questa società liquida e iperliberista, dobbiamo essere in grado di recepire i messaggi pubblicitari, ma non in grado di comprendere la società. Un gruppo di Docenti ribattezzatosi "Gruppo di Firenze" arriveranno a scrivere al Presidente Mattarella denunciando che in Italia troppi studenti non sanno l’italiano. "da anni alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi, risultano incapaci di produrre un discorso articolato, incapaci di scrivere, incapaci perfino di copiare e incollare", (fondamentale quando la tesi di laurea si trasforma in una manciata di schermate in PowerPoint).

Il numero dei vocaboli conosciuti della lingua italiana è in calo costante, il corsivo è quasi scomparso, e comunque la scrittura a zampa di gallina, il “gallina scripsit” di Plauto, non viene più punita con paginate di “scritta in bella”, ma derubricata a problema psicologico (Disgrafia). La frequentazione massiccia del web, l'uso delle piattaforme di e-learning, (approfondimento online pareva brutto), la prassi di una ricerca usa e getta, hanno prodotto un livellamento verso il basso. Gli stessi test preformati danno già la risposta, basta individuarla tra le opzioni date, basta crocettare. La scuola d'oggi è pensata sul fare, piuttosto che sul pensare, è una scuola che chiede meno lessico, meno lettura, meno confronto, meno scrittura creativa. Ludwig Wittgenstein diceva “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”.

Secondo l'Istat: circa il 20% degli italiani lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un giornale, ha vissuto prevalentemente con la televisione come unico strumento informativo e formativo. Tra il 2010 e il 2018 centinaia di librerie italiane si sono arrese alla chiusura L’Associazione italiana editori ha reso noto che ben 13 milioni di italiani vivono in comuni nei quali non esiste più neppure una libreria, colossi come Amazon, parevano detenere il monopolio del mercato librario, grazie ad un drastico abbassamento dei prezzi, ed a rapide procedure di consegna.

Ma per fortuna pare iniziata una controtendenza, se da una parte chiudono i negozi della grande distribuzione libraria, assistiamo in tutta Italia al nascere di piccoli editori, e piccole librerie, librerie, che per mantenere in piedi l'attività, puntano sulla socialità, la cosiddetta libreria tradizionale resta il principale erogatore di ciò che la scuola ed il  commercio online non sono più in grado di offrire, tattilità, atmosfera, dibattito, opportunità di aggregazione, proviamo a ripartire da questi luoghi, per far sì che le future generazioni riscoprano non la cultura a tempo, o a scopo, ma la "conoscenza".

Chissà cosa farebbe Giovanni Gentile autore della riforma della scuola, «la più fascista» delle riforme, come ebbe a chiamarla Mussolini, se con un espediente registico fosse riportato ai nostri giorni, visto il successo al botteghino del Film “Sono tornato” mi piacerebbe vederne uno sul filosofo di Castelvetrano.


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Editoriale

 

I sintomi e la malattia

di Adriano Tilgher

Non sono un medico ma, fra le cose che mi ha insegnato l’esperienza, so che i sintomi servono a capire qual è la malattia che li ha generati e che colpire i sintomi non vuol dire combattere la malattia. Ora, tornando sul piano politico, la questione Sea Watch, il problema immigrazione, l’incapacità, o meglio, l’impossibilità di una ripresa economica, la denatalità e il conseguente invecchiamento della popolazione, il costo e la mancanza del lavoro, la crisi della famiglia, il pressoché totale disinteresse verso la nazione e la solidarietà di popolo, l’assoluto distacco dei giovani dalle ragioni della crisi, la mancata difesa in tutti i settori degli interessi del popolo italiano sono solo alcuni dei sintomi della grave malattia che ha colpito l’Italia, e in generale tutta la società.

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La Spina nel Fianco

 

Nicola Bombacci; un esempio rivoluzionario

Non me ne voglia l'amico Andrea, se per una volta la spina nel fianco si sovrappone ad altra seguitissima rubrica del nostro giornale, quel Exemplis Vitae che ci racconta periodicamente vita e morte di quei personaggi della storia del "Pensiero Forte" da conoscere o riscoprire, ma se un Pensiero Forte deve essere istillato nella mente dei lettori, non può essere fatto senza parlare di Nicola Bombacci, detto Nicolino,  nacque a Civitella di Romagna, in provincia di Forlì, il 24 ottobre 1879, dopo i primi studi, fu iscritto al seminario di Forlì,  si allontanerà nel 1900 per frequentare la Regia Scuola Normale di Forlimpopoli, dove si diploma maestro, in  ritardo sui suoi coetanei, ma in contemporanea con un amico di 4 anni più giovane, Benito Mussolini. Nel 1905 si sposa, comincia una peregrinazione come insegnante per le campagne Emiliano Romagnole, è in queste peregrinazioni che avviene la sua conversione al socialismo.

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