La morte di Astori e i giornalisti barbari

Domenica scorsa, il mondo del calcio, in Italia, si è fermato, per la morte di un giocatore di 31 anni, Davide Astori, capitano della Fiorentina. Una scomparsa improvvisa, per cause naturali, mentre dormiva, alla vigilia di una partita. Ovvio, per persone normali, bloccare tutto il circo, in segno di lutto e di rispetto, per un ragazzo che militava anche nella Nazionale. Eppure, giornalisti e opinionisti si sono scatenati, domandandosi e domandando se fosse stato giusto fermare il Grande circo.

Ecco, tutto quello che abbiamo ascoltato alla tv e alla radio e tutto quello che abbiamo letto, fa davvero rabbrividire. Per una volta, la prima, che il mondo del calcio si è comportato degnamente, mettendo il lutto e fermandosi, c’è stato chi, per vendere una copia in più o per guadagnare un ascoltatore o un telespettatore, ha fatto polemica anche su una tragedia come questa.

Niente di nuovo, si dirà. Vero, ma stavolta proprio non ce lo aspettavamo. Astori non era solo il capitano della Fiorentina, ma un bravo ragazzo e un buon padre, oltre che un ottimo calciatore. Gli sciacalli, però, dopo aver pianto, si sono gettati sulla preda e l’hanno buttata in pasto al pubblico. Una vergogna, che ci fa capire il livello bassissimo a cui è arrivato un certo tipo di giornalismo. E che ci fa capire anche che, talvolta, sono migliori i tanti bistrattati calciatori – che in questa circostanza si sono stretti in modo fantastico alla compagna e alla famiglia di Astori – di chi racconta le loro gesta.

Certo, non ci aspettiamo Gianni Brera, ma ci basterebbe leggere o ascoltare professionisti capaci di trasmettere emozioni o, semplicemente, di farci vivere, con la loro cronaca, una bella partita come se fossimo in campo. E, invece, dobbiamo leggere o ascoltare polemiche senza senso, che fanno orrore.

Si parla spesso dell’imbarbarimento della società, di come non ci siano più valori, eccetera eccetera. Purtroppo, sempre di più, chi scrive o parla di questi temi, è più barbaro dei barbari che ci vuole raccontare.  


Editoriale

 

La valenza sociale del lavoro

di Adriano Tilgher

Per il liberismo il lavoro è soltanto un costo di produzione e, per le leggi di mercato, i costi vanno tagliati. In tale mostruosa concezione dei rapporti umani la fa da padrone il profitto economico individuale, senza tenere in alcuna considerazione il profitto sociale: ovvero tutta l’utilità che deriva per la comunità da un corretto rapporto sociale. 

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Video

Il Bastian Contrario

 

Aspettando il tuo ritorno

Caro Mario,

Non ti nego che provo una certa emozione mista a nostalgia, dovendo scrivere, a nome della Redazione del Pensiero Forte, un pezzo per la rubrica del Bastian Contrario. Una rubrica fatta su misura per te, per la tua penna intransigente, per i tuoi articoli, le tue riflessioni, ricchi di enfasi, passione, cuciti addosso a te, come medaglie sulla divisa di un soldato.

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