Technobalilla

Questo numero del nostro giornale sarà online dopo i bagordi di Natale e Capodanno, saremo tutti satolli dai pranzi e dalle cene in famiglia, e virtualmente più buoni, la politica è in pausa, le scuole sono chiuse, sia quelle con il presepe, che quelle senza, nei giorni precedenti tutti a rincorrere il miraggio del regalo perfetto tutti automi asserviti alla società dei consumi, qualcuno farà la fila nei multiplex per il cinepanettone, i più "snob" avranno tirato fuori dall'armadio il vestito buono e portato in lavanderia, per averlo fresco e profumato per il 31, per assistere al rituale concerto di capodanno. Certo molti non avranno avuto i soldi per pranzi, cinema, o teatro, ma per fortuna ci sono le caritas, i comuni, e le parrocchie, che avranno potuto offrire loro un pasto caldo, solo un nemico, oscura questo periodo di mieloso buonismo, non la povertà, la disoccupazione, le famiglie distrutte, no, il nemico era, è, e sempre sarà il Nazifascismo.

Austria, come ogni anno per festeggiare l’arrivo del 2020 si è svolto il celeberrimo concerto di capodanno dal Musikverein di Vienna, ma quest’anno c’è stata una novità. La splendida marcia di Radetzky scritta da Johan Strauss nel 1848, ha subito un cambio nella sua parte finale. Il motivo è semplice, il ritmico applauso, che univa gli spettatori con i professori d' orchestra, è opera di Leopold Weninger, compositore iscritto al Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (Nsdap), il nuovo direttore del Philarmoniker di Vienna il lettone Andris Nelsons si è rifiutato di dirigere questa versione "La parte finale è nazista". Così per non lasciare un vuoto ha commissionato la stesura di un nuovo arrangiamento che descrive “finalmente libero dalle ombre brune del passato”. Per obbiettività  dovrebbe essere cancellato lo stesso concerto di capodanno, infatti,  fu il Nazismo a volerne l'istituzione, lo storico Fritz Trümpi ha dimostrato che il concerto fu un’idea di Goebbels, a prova di ciò vi sarebbe anche un contratto tra la filarmonica di Vienna e il Reichsrundfunkgesellschaft, la radio del regime Nazista, ma non solo, la buvette del Musikverein non dovrebbe vendere neppure l'aranciata Fanta, dato che il marchio nacque in Germania nel 1940 come risposta all'embargo Usa che non consentiva l’approvvigionamento della Coca-Cola.

Allora basta con il Concerto di Capodanno di Vienna e basta con la Fanta, serve coerenza, sperando che chi fino ad oggi ha ascoltato quella musica o deliziato il palato con l’invitante bevanda non venga additato come nostalgico. Spostiamoci in Italia, nello specifico nel comune di Sesta Godano in liguria, il vicesindaco Davide Calabria, stordito da mesi di interminabili discussioni sull'imminente ritorno dei Nazifascisti, salti nei cerchi infuocati e marce militari, durante gli ultimi frenetici acquisti natalizi, nel locale centro commerciale, alza gli occhi al cielo e nota una pericolosissima scritta illuminata, "Xmas" cosa vorrà mai dire? Ovviamente Christmas, cioè Natale in inglese. Eh no, Calabria è furbo e non si fa mica fregare dalla propaganda del regime, Xmas vuol dire Decima Mas. È ovvio. La temibile flottiglia di Junio Valerio Borghese, quella che nella notte tra il 18 ed il 19 dicembre 1941, si rese artefice della cosiddetta impresa di Alessandria, dove sei uomini a bordo di tre mezzi d'assalto subacquei denominati "maiali" penetrarono nel porto di Alessandria d'Egitto ed affondarono con testate esplosive le due navi da battaglia britanniche Queen Elizabeth e Valiant. Si trattò della rivincita delle forze armate italiane per le gravi perdite navali subite nella notte di Taranto (novembre 1940) e proiettò nella leggenda i nomi di Borghese e del suo sommergibile, lo Scirè. D'altronde a Natale chi non festeggia con saluti romani, chi non scrive la letterina al Duce chiedendo libro e moschetto? Calabria si sente erede degli eroici partigiani, si infila nella trincea di Facebook e inizia a mitragliare con la tastiera.

Da gennaio sarà in tutti i cinema il film “Toto tolo”, gradito ritorno in sala di Checco Zalone, il lancio è stato fatto tramite un video musicale, dal titolo “Immigrato”, che racconta la giornata di un italiano alle prese con un ragazzo di colore, subito si sono riversati sul comico barese, attacchi di razzismo, fascismo, etc. Zalone, si racconta a Vanity Fair: “(..) siamo messi male. (..) Il ditino moralizzante sempre alzato a dire “questo si può o questo non si può dire”. Il nascere pretestuoso di polemiche inutili e modestissime. La soglia della correttezza pretesa e della scorrettezza denunciata dal tribunale degli opinionisti si è vertiginosamente abbassata (..) Siamo a un passo dal corso di laurea in politicamente corretto”. Presto l'istituzione del 25 dicembre come festa di liberazione dal camerata Babbo Natale, quello cantato dalla canzoncina natalizia pubblicata nella compilation Technobalilla: Buon natale Camerata i balilla son con te, suona suona l’adunata buon natale...


Editoriale

 

La cultura dell’odio

di Adriano Tilgher

Ieri e oggi ho incontrato, separatamente, due signore, una relativamente giovane, l’altra relativamente anziana ed entrambe hanno usato una frase priva di qualsiasi significato, ma che è diventata un ritornello sistematicamente ripetuto dai diffusori del pensiero unico globale: “Io sono contro la cultura dell’odio”.

In Italia hanno addirittura fatto una legge in tal senso. Ma cosa significa la cultura dell’odio? Chi è che coltiva l’odio? Ma soprattutto chi può sostenere che in vita sua non ha mai odiato?

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La Spina nel Fianco

 

Beat Generation

La settimana scorsa abbiamo parlato a margine del nostro articolo Helter Skelter della paranoia di Charles Manson riguardo alle simbologie Naziste, in articoli precedenti, della vicinanza della cosiddetta Beat Generation a scrittori come Ezra Pound, o ad esperienze artistiche come il futurismo, semplici note ai margini della storia, questo è evidente, ma si può parlare di una fascinazione della Beat Generation Statunitense ad un certo linguaggio e/o ad una certa simbologia ? Nel 1967 Jean-Louis Kerouac, meglio noto come Jack Kerouac, considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del XX secolo, nonché padre del movimento "beat", che con i scritti esplicitò le idee di liberazione, ad un incontro presentò una sorta di programma politico culturale per la Beat Generation...

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