I danni del Governo, il cuore degli italiani

Ormai non fa quasi neanche più notizia la vergognosa incapacità del governo Conte, sorretto da un’accozzaglia di poltronari, con l’unico scopo di non far votare gli italiani, che invocano a gran voce un esecutivo a guida salviniana. L’ultima “perla” di quelli che l’ex ministro Calenda - certo non uno di destra - ha definito “una banda di cialtroni” è quella di aver portato l’ex Ilva di Taranto verso la chiusura definitiva. Così, al disastro ambientale, provocato dall’acciaieria, si sommerà anche quello sociale, determinato dalla perdita del lavoro per 10mila persone. Le trattative sono in corso, ma tutto lascia credere che per l’ex Ilva il destino sia segnato.

Il principale responsabile di questa situazione ha nome e cognome e, tanto per cambiare, si tratta di Luigi Di Maio, attuale ministro degli Esteri, che in campagna elettorale aveva promesso un futuro splendido per l’ex Ilva e il risanamento ambientale di Taranto. Grazie a queste promesse, da quelle parti il Movimento Cinque Stelle ha fatto il pieno di voti, ma oggi raccoglie solo insulti e Giggino Di Maio gira alla larga da Taranto. Meglio fare tappa alla Farnesina, tra un viaggio e l’altro nel mondo, dove porta la sua faccia tosta e la sua totale inutilità.

Eppure, Giggino si dà dello statista da solo. Difendendo l’indifendibile plastica tax, prevista dalla manovra economica dell’esecutivo Conte, ha affermato senza vergogna: “I politici guardano alle urne, gli statisti alle generazioni future”. Ergo, questo è un governo di statisti, lui compreso. Siamo alle comiche, insomma, e davvero gli italiani non ne possono più. Non ne possono più di questi incapaci, paracadutati da una congiuntura fortunata sulle poltrone di ministri, che non vogliono lasciare per nessun motivo. E continuano a fare danni, che, ovviamente, pagheremo tutti noi.
È sconfortante leggere giornalini e giornaloni, che, soltanto per scongiurare quello che definiscono il pericolo-Salvini, ci narrano le gesta eroiche di Zingaretti, Conte, Di Maio, Renzi e Speranza e arrivano anche a esaltare il più becero e arrogante ministro dell’Istruzione della storia, tal Fioramonti, anziché denunciarne gli scivoloni quotidiani.

Povera Italia, poveri cittadini, vessati da questa classe politica inetta e pericolosa. Per fortuna, gli italiani dimostrano, sempre, di essere migliori di chi li governa, come testimonia una notizia passata quasi inosservata sui giornaloni, impegnati nelle marchette filogovernative.

Ci riferiamo alla storia di quel bambino, nato con una malattia rara (l’ittiosi di Arlecchino, che colpisce una persona su un milione), abbandonato in ospedale, a Torino, dai genitori. L’aspettativa di vita, per chi è colpito da questa malattia, è bassissima, talvolta appena poche settimane, ma Giovannino (così è stato ribattezzato all’ospedale Sant’Anna, dove lo stanno curando) ha superato la fase critica. E, appena la storia si è diffusa, il centralino del nosocomio è stato tempestato di telefonate, da tutta Italia, di famiglie, che chiedono di poter adottare Giovannino, pur sapendo di andare incontro a ostacoli enormi.

Questo, è ovvio, non ha nulla a che vedere con l’esecutivo Conte, ma è la dimostrazione del grande cuore degli italiani, che non si meritano, davvero, di essere governati da personaggi di infimo spessore, come gli attuali. Ed è proprio questo grande cuore, oltre alla testa, la vera speranza per le future generazioni del Paese, non certo la plastic tax di Di Maio e compagnia.


Editoriale

 

L'odio buono e l'odio cattivo

di Adriano Tilgher

Non si finisce mai di imparare nella vita. Dovevo superare i 70 anni per capire che l’odio e l’amore non sono una grande antitesi della vita, i motori della storia, l’essenza dell’armonia cosmica, qualcosa che è insito nella natura umana e le cui conseguenze, nell’interpretazione umana di entrambe, possono essere molto positive ma anche tanto negative.

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La Spina nel Fianco


 

Fiat voluntas loro

Torino 11 luglio 1899 a palazzo Lascaris appartenuto a Camillo Benso, conte di Cavour, oggi sede del Consiglio regionale del Piemonte, si riunirono una dozzina di aristocratici ed imprenditori Torinesi, scopo dell'incontro dotare l'Italia di una fabbrica di automobili prodotte industrialmente, come già avveniva nella fabbriche dell'Europa settentrionale. L'idea era venuta agli amici Emanuele Cacherano di Bricherasio e Cesare Goria Gatti che avevano precedentemente costituito e finanziato la "Accomandita Ceirano & C.". Nacque così la Fiat, acronimo di Fabbrica Italiana Automobili Torino.

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