La cura dell'arte

Il precipizio in cui si è gettata da molto tempo l’arte e in special modo l’arte figurativa sembra essere senza fondo, e infatti lì, agonizzante, riesce ancora a rattristarci e sferzarci con i suoi ultimi colpi di coda. A Dusseldorf è stato appena inaugurato il Cali Dreams Pop Up Museum, il primo museo dedicato ai “sogni”. Ad aprire le suggestioni oniriche è una mostra a cui hanno collaborato “importanti artisti” internazionali e nella quale il visitatore, o il poveretto bisognerebbe dire, ha l’opportunità di scattarsi delle foto – selfie – in 25 diversi scenari; ambientazioni stravaganti dai colori accesi, e un comune denominatore: la California, sogno nemmeno troppo taciuto di milioni di europei e non solo. Accorrete, dunque, o voi narcisi di tutto il globo, adoratori del vostro falso Sé; perché in verità nessuno come il narciso odia se stesso! Se questa ha ancora l’ardire di definirsi arte, lo può solo in virtù del fatto che l’uomo moderno ha “perduto il suo Centro” e quindi resta in balia degli idoli più feroci e suadenti. I cosiddetti artisti sono ovviamente i capofila di questa massa di schiavi, unti a dovere dalle élite economiche e culturali dedite alla dissoluzione di quel che resta del genere umano.

Eppure, l’arte punta a ben altro e nobilissimo scopo che è bene rammentare ai moderni dalla memoria confusa e dallo sguardo corto, anzi cortissimo. Essa in verità dovrebbe elevare lo sguardo dalle pene quotidiane trasfigurandole con la luce del simbolo ad imitazione dell’atto creatore divino; quasi balsamo delle anime si potrebbe affermare, e così in effetti è stato, per lungo tempo.

Nel medioevo fiorentino alla corporazione dei medici e degli speziali erano affiliati anche i pittori. Ne faceva parte Giotto ad esempio, così come anche Dante che qui aveva ricevuto la sua prima iniziazione dedicandosi al disegno su cera. I pittori erano speziali perché i colori da loro usati erano spezie, e anche l’oro che brillava nelle pale d’altare e nei polittici era prodotto dagli speziali. La materia prima che univa gli affiliati ad una particolare corporazione ne era però solo l’aspetto più immediato e visibile; il principio occulto e spirituale, in questo caso chimico-alchemico era in realtà il motivo profondo. Patrona dei medici, speziali e anche dei pittori era infatti Maria Vergine, Salus Infirmorum, Madre tenera e premurosa che si prende cura degli uomini ancora peregrini su questa terra colma di pericoli e affanni.

La medicina era arte che curava ciò che difetta, e così gli speziali procuravano dalla navigazione le spezie in oriente; i pittori, idealizzando la natura, ci aggiungevano ciò di cui era mancante. La natura infatti fu corrotta dopo il peccato originale, allo stesso modo dell’uomo, e attende spasimante la restaurazione finale. Negli amorevoli affreschi delle vicende della Scrittura e dei misteri cristiani destinati al popolo spesso analfabeta, la parola soprannaturale espressa nei simboli dell’arte “si aggiungeva” all’intelletto umano.

L’opera dei medici quanto dei pittori era dunque opera di redenzione, attraverso le species, che con sapienza mirabile operava per l’ordine e l’armonia perduti: l’integrità corrotta dell’uomo sofferente e la deficienza spirituale dell’uomo decaduto. Uno è il cosmo, uno è l’uomo pur nelle articolazioni delle sue membra. La disintegrazione dei vari piani è invece opera diabolica dell’uomo moderno.

Dinanzi ad un capolavoro, non si può restare impassibili. L’anima sobbalza come se una voce la richiamasse alla sua dimora. Lo sconvolgimento conduce le parti più nascoste dell’anima a chiedere di venir liberate; non certamente per un’analisi razionale di chi è spettatore dell’opera, poiché questa è una rappresentazione sintetica e intuitiva della vita e come osservò Goethe «quanto più l’opera è inaccessibile all’intelletto, tanto più essa è grande». Il sublime si accompagna però tanto alla perfettissima quiete della luce che al tremendo sferzare del tuono. Ciò dipende anche da quale grado di infermità umilia l’anima dello spettatore. Più essa è mutilata e più è probabile che forze oscure e contrarie, si oppongano a tale impeto di salvezza, lasciando così il soggetto nella sua incosciente malattia.

Quando il corpo difetta gravemente della salute, la cura può essere lunga e dolorosa e ordinare radicali cambiamenti nelle abitudini del malato. Il medico diligente non si lascia tuttavia intimidire dalle resistenze del paziente lagnoso. Col medesimo fine, la grande arte nutre l’anima per ricondurla all’integrità. Oggi l’uomo è afflitto da una malattia così grave che attenta alla sua stessa vita, da implorare il soccorso di medici sapienti; egli invece sorride come chi ha preso una brutta influenza e cerca solo di farsi “consolare” dalle infermiere.


Editoriale

 

L'odio buono e l'odio cattivo

di Adriano Tilgher

Non si finisce mai di imparare nella vita. Dovevo superare i 70 anni per capire che l’odio e l’amore non sono una grande antitesi della vita, i motori della storia, l’essenza dell’armonia cosmica, qualcosa che è insito nella natura umana e le cui conseguenze, nell’interpretazione umana di entrambe, possono essere molto positive ma anche tanto negative.

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La Spina nel Fianco


 

Fiat voluntas loro

Torino 11 luglio 1899 a palazzo Lascaris appartenuto a Camillo Benso, conte di Cavour, oggi sede del Consiglio regionale del Piemonte, si riunirono una dozzina di aristocratici ed imprenditori Torinesi, scopo dell'incontro dotare l'Italia di una fabbrica di automobili prodotte industrialmente, come già avveniva nella fabbriche dell'Europa settentrionale. L'idea era venuta agli amici Emanuele Cacherano di Bricherasio e Cesare Goria Gatti che avevano precedentemente costituito e finanziato la "Accomandita Ceirano & C.". Nacque così la Fiat, acronimo di Fabbrica Italiana Automobili Torino.

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