La vera "monnezza" è questa politica

Roma è ridotta in uno stato talmente pietoso che qualcuno arriva a rimpiangere sindaci del passato, che pure hanno fatto danni in abbondanza. Il livello di inefficienza di questa Giunta comunale, del resto, è davvero ai limiti del ridicolo: non c’è un solo problema, affrontato da Virginia Raggi e dai suoi assessori, che si possa dire risolto.

L’elenco è lungo ed è lo stesso che aveva fatto proprio la Raggi in campagna elettorale, promettendo di restituire dignità e vivibilità alla Capitale: chiunque non viva chiuso ventiquattr’ore dentro al suo appartamento, però, sa bene che il traffico è addirittura peggiorato, rispetto al passato, anche per le cervellotiche scelte in tema di lavori stradali, effettuati sempre in periodi e orari sbagliati, così da paralizzare la circolazione;  le buche, malgrado abbiano mietuto vittime tra centauri e automobilisti, non sono mai state riparate in modo organico e l’asfalto di Roma continua a essere una specie di groviera, che in alcune zone si trasforma in un percorso di montagne russe, a causa delle radici degli alberi, che hanno deformato il manto stradale, nell’indifferenza dell’Amministrazione capitolina; i trasporti pubblici, tra dichiarazioni d’intenti, tagli e nomine scellerate, sono stati praticamente distrutti dalla Giunta Raggi, incapace addirittura di riaprire per mesi stazioni della metro, chiuse per inagibilità di scale mobili o altri inconvenienti tutt’altro che irrisolvibili, in una società civile; il problema dei rifiuti doveva essere preso di petto fin dall’insediamento della nuova Amministrazione e, invece, dopo oltre tre anni di Raggi ci ritroviamo con le strade e i marciapiedi invasi dalla “monnezza”.

Eppure l’ineffabile Virginia Raggi continua a twittare e a postare video su Facebook, denunciando non la sua totale incapacità, ma la Giunta Regionale, guidata da Nicola Zingaretti, a suo dire la vera colpevole dello stallo della raccolta dei rifiuti a Roma. È vero, senza ombra di dubbio, che anche sul versante dei rifiuti la Regione Lazio è totalmente assente, in perfetto stile Zingaretti: mai prendere una decisione, se non costretti dall’emergenza. Ma è altrettanto vero che, così come ha fatto con Atac, la Raggi e i suoi assessori hanno ridotto l’Ama, che deve occuparsi della raccolta dei rifiuti, all’inefficienza totale, tra tagli, licenziamenti e nomine disastrose. Si è scambiata, ancora una volta, la propaganda con la realtà e i risultati fallimentari di questa gestione li pagano i romani.
La verità è che la vera “monnezza” è questa politica che non decide e, quando lo fa, immancabilmente sbaglia. Basti pensare che sabato scorso il sindaco Raggi, per dimostrare che l’ordinanza della Regione sui rifiuti non funzionava, è partita alla volta di un impianto di raccolta rifiuti, ad Aprilia, postando un video, nel quale si vedeva che i cancelli erano chiusi. E questa sarebbe stata la dimostrazione che i siti indicati dalla Regione disattendevano l’ordinanza e, dunque, Zingaretti bluffava. Piccolo particolare: l’impianto scelto dalla Raggi non era tra quelli previsti dalla Regione Lazio.

Ecco, questa è la politica con la quale ci dobbiamo confrontare: esibizionista, incapace, disattenta, pronta a puntare il dito contro gli altri, ma mai in grado di risolvere un problema. In una parola: una “monnezza”.


Editoriale

 

I sintomi e la malattia

di Adriano Tilgher

Non sono un medico ma, fra le cose che mi ha insegnato l’esperienza, so che i sintomi servono a capire qual è la malattia che li ha generati e che colpire i sintomi non vuol dire combattere la malattia. Ora, tornando sul piano politico, la questione Sea Watch, il problema immigrazione, l’incapacità, o meglio, l’impossibilità di una ripresa economica, la denatalità e il conseguente invecchiamento della popolazione, il costo e la mancanza del lavoro, la crisi della famiglia, il pressoché totale disinteresse verso la nazione e la solidarietà di popolo, l’assoluto distacco dei giovani dalle ragioni della crisi, la mancata difesa in tutti i settori degli interessi del popolo italiano sono solo alcuni dei sintomi della grave malattia che ha colpito l’Italia, e in generale tutta la società.

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La Spina nel Fianco

 

Nicola Bombacci; un esempio rivoluzionario

Non me ne voglia l'amico Andrea, se per una volta la spina nel fianco si sovrappone ad altra seguitissima rubrica del nostro giornale, quel Exemplis Vitae che ci racconta periodicamente vita e morte di quei personaggi della storia del "Pensiero Forte" da conoscere o riscoprire, ma se un Pensiero Forte deve essere istillato nella mente dei lettori, non può essere fatto senza parlare di Nicola Bombacci, detto Nicolino,  nacque a Civitella di Romagna, in provincia di Forlì, il 24 ottobre 1879, dopo i primi studi, fu iscritto al seminario di Forlì,  si allontanerà nel 1900 per frequentare la Regia Scuola Normale di Forlimpopoli, dove si diploma maestro, in  ritardo sui suoi coetanei, ma in contemporanea con un amico di 4 anni più giovane, Benito Mussolini. Nel 1905 si sposa, comincia una peregrinazione come insegnante per le campagne Emiliano Romagnole, è in queste peregrinazioni che avviene la sua conversione al socialismo.

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