I giovani

di Adriano Tilgher

I sintomi più gravi della crisi della società si manifestano proprio nelle generazioni più giovani, che, prive di riferimenti e di stimoli, sembra abbiano rinunciato alla propria autonomia ed alla grande forza di sognare realtà e mondi diversi. Un giovane che non sogna invecchia subito, un giovane che non ha grandi aspirazioni, talvolta anche infantili, perde la spinta per conquistare il futuro; una nazione senza giovani è destinata a morire.

Per questo il problema dei giovani è gravissimo e va affrontato in modo deciso ed immediatamente.

Nelle scuole, sui posti di lavoro, i nostri ragazzi manifestano, salve le eccezioni, poca voglia di impegno, minor senso di responsabilità, nessuna attitudine al sacrificio; questi atteggiamenti sono favoriti dalla famiglia e dalla società.

Al contrario, una gran massa di studenti e ragazzi immigrati, spinti dalla fame e dal bisogno, si impegna al di sopra delle proprie responsabilità e inizia a primeggiare. Se a questo aggiungiamo che alcune fasce di immigrazione sono al centro dello spaccio delle varie droghe che annientano ancor più la volontà di azione dei nostri giovani, ci rendiamo conto di quale sarà la classe dirigente del futuro per l’Italia.

A questo quadro, già di per sé, drammatico dobbiamo aggiungere il tasso di disoccupazione giovanile che ha raggiunto livelli impressionanti (oltre il 40%) e la forte emigrazione di giovani cervelli.

Bisogna urgentemente correre ai ripari. Dobbiamo tornare ad inculcare nei giovani il senso di appartenenza, il valore della comunità. Dare loro delle motivazioni profonde in cui credere.

In questo contesto sono da considerare molto gravi ed al limite dell’alto tradimento le dichiarazioni di alcuni ex ministri della nostra repubblica che invitavano i nostri giovani disoccupati a cercare lavoro all’estero e parimenti vanno valutate  le dichiarazioni dell’ex Presidente della Camera, terza carica dello stato, che invitava gli Italiani a prepararsi a diventare un popolo di migranti.

Viene il sospetto che ci sia una volontà precisa tesa a disgregare il nostro popolo, ad allontanarlo dall’Italia, per poi svendere questa nostra stupenda terra, dietro compensi miliardari, a chi ne vuole fare terra di sfruttamento.

Se pensiamo alle somme che spendiamo per formare i nostri giovani nelle nostre scuole che, nonostante le riforme che si sono succedute e che ne hanno profondamente disgregato la capacità formativa, restano sempre, per la loro base umanista, tra le migliori del mondo, e questa ricchezza viene abbandonata e spedita all’estero.

Se pensiamo alle grandi strutture per la ricerca, come i laboratori del Gran Sasso, dove vengono a studiare e sperimentare ricercatori di tutto il mondo e dove formiamo i nostri ricercatori dando loro solo dei modesti rimborsi spese. Se aggiungiamo che le università estere se li accaparrano con stipendi più dignitosi e poi li mandano nuovamente nei nostri laboratori a continuare le ricerche, cui abbiamo istruiti a spese nostre, ma questa volta i risultati diventano di quelle università.

Se tutto questo non è follia criminale! Solo chi non ama la propria terra può formare i propri cervelli e, quando giunge il momento di cogliere i frutti di quella formazione, regalarli ad altri.

Per fortuna in questi ultimi anni la società mostra degli anticorpi spontanei come dimostrano i numerosi giovani che, nei casi di calamità naturali, si offrono disinteressatamente per dare il loro aiuto.

E’ questo un ulteriore sintomo di un mondo diverso che le masse giovanili possono ancora contribuire a costruire. Sono queste ancora le forze vive che, pur se in modo inconsapevole, possono dare la linfa vitale necessaria per il rilancio di una nazione, sono la prova provata dell’esistenza di uno slancio generoso, attraverso cui risollevare le sorti di un popolo che sembra in via di decomposizione.

                                                    

 

 

 


Editoriale

 

La cultura dell’odio

di Adriano Tilgher

Ieri e oggi ho incontrato, separatamente, due signore, una relativamente giovane, l’altra relativamente anziana ed entrambe hanno usato una frase priva di qualsiasi significato, ma che è diventata un ritornello sistematicamente ripetuto dai diffusori del pensiero unico globale: “Io sono contro la cultura dell’odio”.

In Italia hanno addirittura fatto una legge in tal senso. Ma cosa significa la cultura dell’odio? Chi è che coltiva l’odio? Ma soprattutto chi può sostenere che in vita sua non ha mai odiato?

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La Spina nel Fianco

 

Beat Generation

La settimana scorsa abbiamo parlato a margine del nostro articolo Helter Skelter della paranoia di Charles Manson riguardo alle simbologie Naziste, in articoli precedenti, della vicinanza della cosiddetta Beat Generation a scrittori come Ezra Pound, o ad esperienze artistiche come il futurismo, semplici note ai margini della storia, questo è evidente, ma si può parlare di una fascinazione della Beat Generation Statunitense ad un certo linguaggio e/o ad una certa simbologia ? Nel 1967 Jean-Louis Kerouac, meglio noto come Jack Kerouac, considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del XX secolo, nonché padre del movimento "beat", che con i scritti esplicitò le idee di liberazione, ad un incontro presentò una sorta di programma politico culturale per la Beat Generation...

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